Hai scritto un libro? E sticazzi! - L' Irpinia Paranoica di Luigi Capone




Durante il quarto giorno dello Sponz Fest (qui il report) mi sono imbattuto, in una strana situazione: Una voce al microfono sul piccolo palchetto del barrodromo, accompagnata da una chitarra che stava suonando il main theme de “la campagnola” (nota canzone folk conosciuta nella reinterpretazione del maestro Gigione) ci presentava ad un evento particolare che, onestamente non mi aspettavo: 


Signori benvenuti alla quarta sagra della polpetta e della melanzana,grazie all’amministrazione comunale (Ora pronobis!), alla comunità montana (Ora pronobis!), al grande G (Ora pronobis!), alla vetrina del territorio(Ora pronobis!), all’industrializzazione (Ora pronobis!), alla vocazione al turismo (Ora pronobis!),ai paesaggi (Ora pronobis!), ai poeti del sud (Ora pronobis!), al progetto pilota (Ora pronobis!) e a sua maestà il caciocavallo impiccato!Amen!







A parlare sul palco era Luigi Capone accompagnato da Francesco Prudente, Enzo Perna e Giulio Lardieri. Luigi Capone, oltre ad essere un’esordiente scrittore, è la mente dietro una Fan Page conosciutissima in Campania che porta il nome di Irpinia Paranoica: contro la valorizzazione del territorio. Sul palco stava leggendo alcuni estratti dal suo ultimo libro “Allegri che fra poco si muore“ (Edizioni Artestampa) musicati per l’occasione. Mi appoggio su di un tavolo ed ascolto quello che stanno dicendo:

Se entrate in un bar qualsiasi ad Agosto, scoprirete che c’è anche gente che non va al mare a prendere il sole ma rimane al buio, tra il biliardino, le sedie di plastica, le mosche e la birra. Come vitelli placidi per le vie diafane del paese. Ma poi… chi se ne fotte! E penso a quanto è bello bere. Pare di stare in compagnia pure quanto stai solo e pare di stare solo anche quando stai in compagnia. […] A chi beve dovrebbero dare un premio. Se non bevi i bar chiudono, i camerieri restano a spasso, i fornitori si fottono, le peroni scadono, i vigneti si perdono, lo stato non ci guadagna, non paghi le multe, non distruggi automobili, non crei risse e non devono tornare a comprare i mobili. Se non bevi distruggi tutta l’economia globale!


Percepisco che quello che sto ascoltando sembra essere uno sfogo che conosco benissimo, da abitante di un piccolo paese che ad una certa se ne è andato via. Continuo ad ascoltare mentre gli strumenti passano a note minori sempre più cupe e malinconiche e un dialogo a due voci, mi racconta un’immagine che mi spiazza:

- Hai mai letto cent’anni di solitudine?- Si…- Io no, mi sono fermato al titolo, era troppo bello e mi è bastato così. Non si può scrivere un titolo migliore.- Eh già, cent’anni devono essere una vita intera sempre ad aspettare.- No… Cent’anni sono molto di più di una vita intera. 


Attendo che l’esibizione finisca e mi avvicino a Luigi chiedendogli un’intervista che realizziamo mentre Massimo Zamboni dei CCCP comincia ad esibirsi sul palco.




La pagina da quanti anni esiste?

Da 7 Anni. Nasce come uno sfogo verso il territorio e a quella parte che si ostina a pubblicizzarlo in maniera, secondo me, sbagliata. Scrissi su Facebook “Irpinia” ed uscirono una cinquantina di pagine del tipo irpinia paesaggi, irpinia terra… era pazzesco. Erano tutti pro Irpinia e quindi decisi di fare una pagina contro il territorio dato che non ce ne erano e così nacque “Irpinia paranoica: contro la valorizzazione del territorio.”
Valorizzazione intesa come la continua ricerca di cercare turisti in irpinia e di fondare 3000 associazioni in contrasto una con l’altra, (perché le associazioni sono nemiche una con l’altra.) Il concetto era quello di denunciare questa situazione di disperazione.
In Irpinia abbiamo questo limite che non vogliamo darci da fare, ci sediamo su una sedia di plastica, speriamo in una foto.



C’era un artista di nome Escif a Sapri, nel cilento, che fece questo murales di una gigantesca sedia di plastica.
Gli avevo chiesto di farne un altro anche da queste parti in quanto la sedia di plastica è il simbolo del nostro andazzo ovvero ci si siede e si aspetta.

La pagina non ha voluto aspettare che arrivassero i turisti. Ha cercato di smuovere qualcosa, uccidendo la speranza. Ha messo in mostra, con battute semplici, quali sono i nostri veri simboli. C’è stato un degrado urbanistico e sociale. 
Non solo i paesi limitrofi non comunicano più ma anche nello stesso paese non si avverte più quel senso di comunità e cià ha provocato la nascita di questi progetti che tentano di unire i paesi.
Io non mi sento più del mio paese, mi sento parte di una zona astratta del sud italia.

Allontanarsi dalla terra significa non rispettare le ricchezze che ti offre questa terra, una terra fertile che ti offre ottimi prodotti.
Chi oggi ha deciso di dedicarsi alla terra è a mio avviso un vero e proprio Don Chisciotte. Magari torna con la laurea presa a Roma, è difficile che si mette a lavorare la terra.


Il pezzo che hai fatto sul palco dove citi i cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez mi ha spiazzato completamente…


Cent’anni di solitudine è una frase che mi è stata detta realmente da questo signore tanti anni fa. Mi disse: Lo hai mai letto cent’anni di solitudine? Io gli dissi “si, perchè.” Lui rispose: Io non l’ho letto, mi sono fermato al titolo che era troppo bello e non l’ho continuato. Cent’anni sono molto di più di una vita. 



Il tuo libro “Allegri che fra poco si muore” è una continuazione su carta della denuncia irpina?

Il libro non è un riassunto della pagina, ma un romanzo.
Luca, il protagonista, fugge dai bar della “Landa” di Montecupo (nome fittizio di un generico paesino) e si trasferirà in altri paesi dell’ Interland di Milano dove troverà un paese che si chiama Morimondo, quindi ho giocato sulla toponomastica per descrivere questi posti.
Questa sensazione brutta di stre ai confini del mondo, emarginato, di essere fuori dalle cose che contano, fuori da qualsiasi pulsione positiva. Ho cercato di descrivere questa sensazione.

C’è ogni tanto qualche parola meridionale e solo da l’ si può capire la collocazione geografica di Montecupo però non si sa precisamente dove.
È una condizione che non riguarda solo noi. Spesso pensiamo che noi irpini siamo gli unici spopolati ma non è così. Ho girato gran parte della Padania per lavoro e ho visto che ci sono dei posti alienanti molto simili a quelli in irpinia, senza la speranza.

Il libro è piaciuto a chi ha sofferto in Irpinia, chi non ha sofferto giudica questo libro libro come “quattro cazzate di un pessimista lamentoso”

C’è una infelicità diffusa in tutta l’Italia. Nell’epoca della cultura contadina questi paesi erano felici. Io ho studiato anche un po’ di storia locale e nazionale. Questi sono i paesi della depressione dove è facile caderci, ci sono caduto anche io e fortunatamente ne sono uscito. Io non sono in grado di accontentarmi, perché la vita pare troppo lunga per accontentarsi. Come diceva Massimo Zamboni che sta suonando mentre mi stai intervistando. 


Emilia Paranoica, Irpinia Paranoica…

Io conosco i CCCP da quando ero in fasce praticamente. Non è una copia, ma un omaggio dichiarato. I CCCP erano un gruppo di ragazzi che provano un profondo disagio nel vivere nei paesi dell’Emilia. Infatti loro scapparono a Berlino andando a dormire nelle case occupate. C’è questa inquietudine constante nata negli anni ’80. Che poi gli anni ’80 in irpinia con il terremoto sono stati uno spartiacque, esiste l’irpinia prima degli anni ’80 e dopo gli anni ’80.

Cosa ricordi dell’irpinia post terremoto?

I miei primi ricordi sono acustici, sono i rumori delle lamiere di una ricostruzione (dopo il terremoto) che non finiva mai. La mia casa è stata finita nel 2001, dopo 21 anni dal terremoto e fino ad allora si è vissuto nei cantieri praticamente e giocavamo tra le case in costruzione: giocavamo con la sabbia, la calce e i ferri arruginiti, con le cazzuole ecc.Ci infilavamo da piccoli nei cantieri abusivamente e non ci vedeva nessuno. 



Hai mai fatto arrabbiare qualcuno con Irpinia Paranoica?

I primi anni, quando non raggiungevo nemmeno i 100 followers, la pagina era estremamente violenta e brutale, al limite della denuncia. Se oggi riscrivessi le cose che ho scritto 7 anni fa, quando ero incazzato nero, rimasto a Nusco, laureato e disoccupato.

Io non mi aspettavo questa diffusione della pagina e ho dovuto anche frenare i contenuti. Gli irpini sono un popolo di permalosi poco ironici, non hanno il senso dell’ironia ma sono fieri e orgogliosi. 

Io al mio paese ho ricevuto solo critiche e sfottò sul mio libro da persone che non lo hanno letto. Mi son sentito dire: hai pubblicato un libro? Embè? Ma chi cazzo ti credi di essere?


Quante querele hai avuto?

Ne ho avute tantissime. Ad esempio mettemmo la foto di un prefabbricato, con le luminarie e la scritta “Buone Feste in Irpinia“ senza nient’altro. La cosa non è passata inosservata…



Questo è un libro di un irpino per l’irpinia?

Non penso sia un libro per l’iprinia, ma è rivolto ad una generazione di precari, precarietà assoluta e totalizzante che parte dalla casa, il lavoro il cibo e le donne. Le donne al quarto posto perché quando sei nella merda fino al collo e ti mancano le cose essenziali come il tetto, il cibo e il lavoro, la questione amorosa diventa superflua, tra un problema e l’altro.
Le donne sono viste con odio dal protagonista ma è una misoginia prodotta dagli avvenimenti. Lui non nasce misogino, lo diventa man mano. Si imbruttisce a causa delle sue esperienze, delle persone, della mancanza di stabilità.

la malattia principale del nostro tempo è l’ansia. Davvero non c’è più pace in questa nazione, l’Italia non ti permette di stare tranquillo. 

Per “Allegri che fra poco si muore” qualcuno ha detto: io non leggo libri che parlano di morte. In realtà significa che questo incessante pellegrinare, questo viaggio obbligato che tutti devono fare, terminerà soltanto con la morte. Morte quindi vista come riposo e dimora fissa non come disgrazia. 

Questo è un po’ il senso del libro, con i gironi infernali, uno di questo è il girone dei bar dove il protagonista decide di andarsene, poi c’è il girone dei monolocali che è l’approdo finale del nostro scrittore.

Ovviamente fa parte di me, ma ha anche caratteristiche di amici e persone che ho conosciuto. Ho unito le parti peggiori e i difetti in questo personaggio. Come dicemmo a Cairano: ci ha rotto i coglioni la felicità. Questa cosa che bisogna mettere in mostra la felicità sui social e diventato qualcosa di fuoriluogo ormai. Non possiamo continuare così.

Non è un libro che parla di campi di grano, della rugiada sul filo d’erba, del tramonto stupendo dietro la montagna, dell’alba meravigliosa.
Mi sono rotto il cazzo di questa poesia irpina di merda che parla di rugiada. Noi siamo la terra dei disastri, dei rifiuti tossici, dei ponti che crolleranno. Siamo la terra con la discarica più grossa d’Italia a 10 km da dove siamo ora, ad Andretta.




Parli solo di cose negative dell’irpinia?

Io sono a favore delle pale eoliche ma non come sono state realizzate qui. Hanno disboscato intere montagne; Le trivelle andrebbero proprio a colpire il cuore dell’iprinia ovvero l’acqua. Delle cose positive ne parlo ma sono poche. Lo Sponz fest per esempio è una di queste. È una bellissima manifestazione.

Il problema è che di solito le cose non vanno avanti, si fanno per un po’ e poi finiscono. Spero che lo Sponz non si fermi. Così come L’ariano Folk Festival che va avanti da 23 anni.

Molti dei luogi più belli dell’irpinia sono abbandonati. Penso ad esempio a Cairano che sono anni che stanno facendo degli sforzi immani per cercare di recuperare quel posto, che è uno dei più suggestivi ma riversa in uno stato d’abbandono. Lo spopolamento è sempre più feroce e c’è una caduta a picco di abitanti.

Il Laceno negli anni ’80 si pensava fosse il volano per il turismo irpino, le montagne, il lago ecc… ed è stato un completo fallimento.

Io ho vissuto qui fino a 31 anni tutti gli inverni e ho visto la morte in faccia. Non è facile vivere qui.

Si stanno inventando le gite per andare a vedere le frane che è una cosa abbastanza sconfortante. Stiamo diventando una banda di pazzi per valorizzare il territorio.

Bisogna parlarne dei problemi, anche scherzandoci. 

In teoria ci dovrebbe essere uno psicologo gratuito per ogni paese (o psichiatria).
Il disagio mentale è veramente forte.


Tu che vai spesso in Nord Italia, esistono ancora le differenze tra Nord e Sud?

Tra nord e sud ci sono ancora dei grossi problemi di comunicazione tra meridionali e settentrionali e ci saranno sempre. Ma ci sono tantissime persone con una mentalità secessionista.
Non pensiamo poi che solo quelli del nord sono razzisti con quelli del sud, è vero anche il contrario.

Il credulone ci cascherà sempre. 






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