Quello che ho capito non usando Facebook per più di due anni


Poco più di due anni fa ho raggiunto il punto di saturazione. Il momento in cui tutto quello che sopporti con grosse difficoltà, smette di essere tollerabile. Si arriva a questo punto quando si è costantemente sotto pressione mentre si continua a venir sottoposti costantemente ad informazioni che non ti aiutano a stare tranquillo, anzi, tutt’altro. 

Per cercare di chiarire questo punto in maniera alquanto schietta e cruda utilizzerò l'esempio del Foie Gras, il paté di fegato d'oca.






La ricetta di questo antico piatto francese consiste nell'alimentare in maniera abnorme le oche o le anatre tramite un tubo pieno di cibo al fine di farle ingrassare. Il paté in pratica è costituito dal' 80% di grasso e il restante 20% di carne di fegato dell'animale e altre sostanze che manco so con chiarezza. L'alimentazione forzata induce il fegato ad una crescita innaturale e porta al contrarre una patologia chiamata Steatosi epatica. Tutto questo per sollazzare i palati fini di alcuni signori a partire dal XVIII  fino ai nostri giorni. Oggi la preparazione del Foie gras è diventata illegale in gran parte dell'europa.

Bene, ora immaginate che voi siate delle oche senzienti, che il vostro smartphone sia il tubo e tutte le informazioni che leggete sui social siano l'alimentazione forzata. Quando ho deciso di disabilitare il mio profilo Facebook a metà del 2016, mi vedevo come un’oca stracolma di informazioni.
Ero arrivato al punto di non tollerare ulteriormente tutto quello che veniva detto sui social e così scrissi un post con tutte le motivazioni che sentivo di elencare, non tanto per chi avrebbe letto il post ma più che altro per far capire a me stesso perché mi stavo disattivando dal social network. 



Perché a pensarci bene qualcuno potrebbe dire: 


Nessuno ti costringe a leggere quelle informazioni, spegni il computer e fregatene!


Beh, non è proprio così. I Social Network hanno un altissimo tasso di alienazione che ti ipnotizza e che ruba la tua attenzione dal resto dal mondo, isolandoti da ciò che hai intorno a te, dalle persone che ti sono di fronte e dalla maggior parte degli stimoli esterni. E così, dopo averci pensato un bel po’, stop, via, ho disabilitato il mio account e ho cominciato a fare una serie di cose che pensavo non avessi il tempo di fare. E la maggior parte di queste cose erano comunque lavori a computer. Già, non mi sono disconnesso per andare a fare parapendio ma per riuscire a non distrarmi continuamente mentre scrivevo o montavo un video o lavoravo su Photoshop. E devo dire che la cosa ha funzionato dato che la mia serotonina stava cominciando a riprendere il suo naturale equilibrio. 


Ma cos’è la serotonina? Beh, Si tratta, detta in maniera spicciola da un ignorante, di una sostanza che produce il nostro cervello che ci rende “felici e appagati” in diverse occasioni. Quando riceviamo i “mi piace” o i commenti positivi ad esempio, il nostro cervello produce questa sostanza che ci mette di buon umore. E quindi continuiamo a postare qualcosa online per ricevere altri feedback e riavere questa sensazione. Ma la produzione continua e massiccia di questa sostanza può portare a periodi di apatia perché il nostro cervello compie uno sforzo eccessivo per produrre la sostanza e possiamo finire col provare forti stati di depressione. 

Quando passavo le ore su facebook, una cosa che mi dava fastidio e che mi faceva arrabbiare era il fatto che per quanto mi sforzassi di produrre materiale che potesse generare mi piace, non ricevevo nessun feedback, soprattutto sulle Fan Page e magari vedevo dei contenuti eccessivamente banali prendere migliaia di like. Questo mi dava costantemente un senso di agitazione unito ad un inadeguatezza che mi faceva pensare "Forse quello che faccio non interessa a nessuno". Beh, ovviamente no, il problema vero era che molte persone pagavano Facebook o servizi dedicati per mostrare i loro contenuti o addirittura imporci i loro contenuti ai nostri occhi. Esattamente come le pubblicità forzate in Black Mirror. 




Per molti anni ho scritto per alcuni blog che avevano già creato una rete di contatti. Per la prima volta non dovevo preoccuparmi di spammare ovunque le mie notizie in ogni anfratto del social. Quello che ne è venuto fuori è che, se la notizia viene venduta per quella che è, non interessa a nessuno. Deve essere spacciata per qualcos'altro, deve avere un titolo accattivante che tocchi la sensibilità del lettore e che in qualche modo lo costringa ad aprire il link magari ferendolo a livello etico. Raccontai parte della mia esperienza in un racconto webserie, dove descrivevo la storia di un giornalista che aveva perso l'interesse di scrivere. Riporto qui un passaggio:


Fu una delle poche volte in cui Otis ricevette una somma in denaro per uno dei suoi articoli, ma dopo aver ricevuto più di un centinaio di insulti sulla pagina Facebook del giornale proprio per il suddetto articolo, aveva perso qualsiasi interesse in questo mestiere. In quell’occasione aveva potuto vedere cosa fosse un circo mediatico e quanto vitali e necessari fossero i commenti negativi e l’indignazione per poter campare in questo mestiere.

L’odio è una calamita della curiosità. E non dimentichiamoci dell’importanza del tempismo, la vera miccia di ogni opinione. Il tempismo nel saper dire la cosa che funziona al momento giusto. La cosa che funziona, non la cosa giusta. Un’offesa che crea indignazione funziona ma non è la cosa giusta. Evitare di parlare solo per attrarre l’attenzione su di sé può essere la cosa giusta ma non è la cosa che funziona. Oggi per dominare il tempismo bisogna catturare le parole all’interno di un flusso costante di informazioni. Le parole infatti, proprio come salmoni in un fiume, possono essere catturate, mangiate, masticate e sputate. La rete da pesca dell’era moderna si racchiude in un simbolo che ricorda proprio una rete. #, conosciuto come l’hashtag, il cancelletto delle etichette. Questo simbolo è in grado di far trovare tutte le interazioni umane legate a quella determinata parola in un determinato momento.

Nel periodo della mia assenza da Facebook, dopo mesi di digiuno, intorno Marzo 2017, mio fratello mi regalò uno Smartphone, (non ne avevo mai avuto uno prima del 2017) sono finito nel mondo di Instagram.

Ancora non riuscivo a non odiare i flame su profili di Influencer come Roberto Recchioni (leggevo molte news sui fumetti inerenti al mio precedente lavoro coi fumetti), o la stupidità del neofascismo italiano, roba che mi dava un senso perenne di disgusto, quindi con il mio primo Smartphone inizio ad usare Instagram incuriosito dalla sua struttura incentrata più sulle immagini che non sui testi e ancor di più dalla funzione delle storie. Le storie danno modo di raccontare in massimo 15 secondi un momento della tua vita che verrà cancellato dopo 24 ore e permette di visualizzare i profili di chi le ha viste (eccetto per chi visualizza gli hashtag, lì puoi sapere solo il numero di persone ma non chi). L’idea di realizzare qualcosa che sarebbe svanito da li ha poco mi solleticava. Così ho iniziato a pubblicare su instagram ma questo ha fatto si che il mio account facebook si riattivasse, in quanto facebook e instagram sono collegate. Ho scoperto la cosa dopo che alcune persone nella realtà mi avevano detto che il il mio profilo era ricomparso.

Continuai comunque a non riaprirlo, né per leggere i messaggi, né per le notifiche, né per i continui ricordi di cose fatti anni prima presi a caso di gente con cui non ho nemmeno più rapporti. Ciò che mi interessava al tempo era esercitarmi nella creazione dei video di 15 secondi. Per molto tempo ho preferito più pubblicare le storie che non i post, in quanto i post attiravano per lo più bot tramite Hashtag. Ho scoperto poco dopo che ci sono dei software che associati ad un profilo Instagram, mettono in automatico mi piace a post che contengono determinati Hashtag.
Ma nel continuo studio della piattaforma mi sono reso conto che stavo ritornando a sentire quel malessere che provavo su facebook, certo in maniera minore, soprattutto perché Instagram lo visualizzavo da telefono e la cosa non mi ruba la quantità di tempo che mi rubava facebook…. o almeno non all’inizio. Instagram però ti da la possibilità di contattare chiunque e nel tempo sono riuscito ad ottenere diverse interviste a livello internazionale per alcuni giornali e sono alquanto fiero di questa cosa.

Ma ora arriva la parte peggiore: Sei mesi fa circa mi è capitato di lavorare per un azienda in qualità di SEO SEM e SOCIAL Specialist. Ero riuscito a convincere l’azienda a spostare il suo mercato su Instagram e la cosa ha generato nei mesi un certo introito (senza mai utilizzare bot) ma per gestire le inserzioni pubblicitarie di Instagram in maniera completa (pixel di monitoraggio, remarketing e tante altre cose), bisogna obbligatoriamente utilizzare Facebook Business, la piattaforma inserzionistica di Facebook (e Instagram) da PC. Nel giro di pochi mesi mi sono reso conto che per fare questo dovevo necessariamente riaprire Facebook da PC tutti i giorni. È vero che non riaprivo la mia bacheca ma solo la pagina aziendale, ma la cosa mi dava profondamente e continuamente fastidio, perché le inserzioni hanno un costo.

Oggi sono quasi passati due anni da quando ho smesso di utilizzare il mio profilo facebook ma non è servito a nulla perché in un modo o nell’altro sono ancora lì.

I Social Network restano una droga legalizzata come l’alcool e le sigarette e l’abuso eccessivo porta a patologie gravi che non vengono prese in considerazione con la dovuta serietà. Anzi, i social sono divenuti un vero e proprio veicolo propagandistico in grado di condizionare milioni di persone da punti di vista politici o culturali, innalzando degli specialisti del marketing travestiti da buffoni a veri e propri esempi da seguire e ciò mi ha allontanato dalla scrittura.

Non riuscire più a trasportare su carta le emozioni è qualcosa che negli ultimi anni mi ha dato modo di concentrarmi su altri bisogni e necessità. Ho passato gran parte della mia vita cercando di descrivere determinati momenti della mia vita. Il più delle volte l'innesco che mi ha portato a voler scrivere sono stati i miei sentimenti nei confronti delle persone che avevo più a cuore. Mi è sempre risultato difficile parlare senza non voler dire nulla, avevo sempre il desiderio di scrivere per le persone che avevano voglia di informarsi con me. Ma è da più di un anno che non ho voglia di raccontare nulla… beh, eccetto questa mia esperienza, come ho appena fatto.

Forse ci si può allontanare da Facebook ma non si può scappare dai social network, almeno io non ci sono riuscito.

Fai una buona azione! A partire dal prezzo di un caffè!