Hai scritto un libro? E sticazzi! - L' Irpinia Paranoica di Luigi Capone




Durante il quarto giorno dello Sponz Fest (qui il report) mi sono imbattuto, in una strana situazione: Una voce al microfono sul piccolo palchetto del barrodromo, accompagnata da una chitarra che stava suonando il main theme de “la campagnola” (nota canzone folk conosciuta nella reinterpretazione del maestro Gigione) ci presentava ad un evento particolare che, onestamente non mi aspettavo: 

Signori benvenuti alla quarta sagra della polpetta e della melanzana,grazie all’amministrazione comunale (Ora pronobis!), alla comunità montana (Ora pronobis!), al grande G (Ora pronobis!), alla vetrina del territorio(Ora pronobis!), all’industrializzazione (Ora pronobis!), alla vocazione al turismo (Ora pronobis!),ai paesaggi (Ora pronobis!), ai poeti del sud (Ora pronobis!), al progetto pilota (Ora pronobis!) e a sua maestà il caciocavallo impiccato!Amen!







A parlare sul palco era Luigi Capone accompagnato da Francesco Prudente, Enzo Perna e Giulio Lardieri. Luigi Capone, oltre ad essere un’esordiente scrittore, è la mente dietro una Fan Page conosciutissima in Campania che porta il nome di Irpinia Paranoica: contro la valorizzazione del territorio. Sul palco stava leggendo alcuni estratti dal suo ultimo libro “Allegri che fra poco si muore“ (Edizioni Artestampa) musicati per l’occasione. Mi appoggio su di un tavolo ed ascolto quello che stanno dicendo:

Se entrate in un bar qualsiasi ad Agosto, scoprirete che c’è anche gente che non va al mare a prendere il sole ma rimane al buio, tra il biliardino, le sedie di plastica, le mosche e la birra. Come vitelli placidi per le vie diafane del paese. Ma poi… chi se ne fotte! E penso a quanto è bello bere. Pare di stare in compagnia pure quanto stai solo e pare di stare solo anche quando stai in compagnia. […] A chi beve dovrebbero dare un premio. Se non bevi i bar chiudono, i camerieri restano a spasso, i fornitori si fottono, le peroni scadono, i vigneti si perdono, lo stato non ci guadagna, non paghi le multe, non distruggi automobili, non crei risse e non devono tornare a comprare i mobili. Se non bevi distruggi tutta l’economia globale!


Percepisco che quello che sto ascoltando sembra essere uno sfogo che conosco benissimo, da abitante di un piccolo paese che ad una certa se ne è andato via. Continuo ad ascoltare mentre gli strumenti passano a note minori sempre più cupe e malinconiche e un dialogo a due voci, mi racconta un’immagine che mi spiazza:

- Hai mai letto cent’anni di solitudine?- Si…- Io no, mi sono fermato al titolo, era troppo bello e mi è bastato così. Non si può scrivere un titolo migliore.- Eh già, cent’anni devono essere una vita intera sempre ad aspettare.- No… Cent’anni sono molto di più di una vita intera. 


Attendo che l’esibizione finisca e mi avvicino a Luigi chiedendogli un’intervista che realizziamo mentre Massimo Zamboni dei CCCP comincia ad esibirsi sul palco.




La pagina da quanti anni esiste?

Da 7 Anni. Nasce come uno sfogo verso il territorio e a quella parte che si ostina a pubblicizzarlo in maniera, secondo me, sbagliata. Scrissi su Facebook “Irpinia” ed uscirono una cinquantina di pagine del tipo irpinia paesaggi, irpinia terra… era pazzesco. Erano tutti pro Irpinia e quindi decisi di fare una pagina contro il territorio dato che non ce ne erano e così nacque “Irpinia paranoica: contro la valorizzazione del territorio.”
Valorizzazione intesa come la continua ricerca di cercare turisti in irpinia e di fondare 3000 associazioni in contrasto una con l’altra, (perché le associazioni sono nemiche una con l’altra.) Il concetto era quello di denunciare questa situazione di disperazione.
In Irpinia abbiamo questo limite che non vogliamo darci da fare, ci sediamo su una sedia di plastica, speriamo in una foto.



C’era un artista di nome Escif a Sapri, nel cilento, che fece questo murales di una gigantesca sedia di plastica.
Gli avevo chiesto di farne un altro anche da queste parti in quanto la sedia di plastica è il simbolo del nostro andazzo ovvero ci si siede e si aspetta.

La pagina non ha voluto aspettare che arrivassero i turisti. Ha cercato di smuovere qualcosa, uccidendo la speranza. Ha messo in mostra, con battute semplici, quali sono i nostri veri simboli. C’è stato un degrado urbanistico e sociale. 
Non solo i paesi limitrofi non comunicano più ma anche nello stesso paese non si avverte più quel senso di comunità e cià ha provocato la nascita di questi progetti che tentano di unire i paesi.
Io non mi sento più del mio paese, mi sento parte di una zona astratta del sud italia.

Allontanarsi dalla terra significa non rispettare le ricchezze che ti offre questa terra, una terra fertile che ti offre ottimi prodotti.
Chi oggi ha deciso di dedicarsi alla terra è a mio avviso un vero e proprio Don Chisciotte. Magari torna con la laurea presa a Roma, è difficile che si mette a lavorare la terra.


Il pezzo che hai fatto sul palco dove citi i cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez mi ha spiazzato completamente…


Cent’anni di solitudine è una frase che mi è stata detta realmente da questo signore tanti anni fa. Mi disse: Lo hai mai letto cent’anni di solitudine? Io gli dissi “si, perchè.” Lui rispose: Io non l’ho letto, mi sono fermato al titolo che era troppo bello e non l’ho continuato. Cent’anni sono molto di più di una vita. 



Il tuo libro “Allegri che fra poco si muore” è una continuazione su carta della denuncia irpina?

Il libro non è un riassunto della pagina, ma un romanzo.
Luca, il protagonista, fugge dai bar della “Landa” di Montecupo (nome fittizio di un generico paesino) e si trasferirà in altri paesi dell’ Interland di Milano dove troverà un paese che si chiama Morimondo, quindi ho giocato sulla toponomastica per descrivere questi posti.
Questa sensazione brutta di stre ai confini del mondo, emarginato, di essere fuori dalle cose che contano, fuori da qualsiasi pulsione positiva. Ho cercato di descrivere questa sensazione.

C’è ogni tanto qualche parola meridionale e solo da l’ si può capire la collocazione geografica di Montecupo però non si sa precisamente dove.
È una condizione che non riguarda solo noi. Spesso pensiamo che noi irpini siamo gli unici spopolati ma non è così. Ho girato gran parte della Padania per lavoro e ho visto che ci sono dei posti alienanti molto simili a quelli in irpinia, senza la speranza.

Il libro è piaciuto a chi ha sofferto in Irpinia, chi non ha sofferto giudica questo libro libro come “quattro cazzate di un pessimista lamentoso”

C’è una infelicità diffusa in tutta l’Italia. Nell’epoca della cultura contadina questi paesi erano felici. Io ho studiato anche un po’ di storia locale e nazionale. Questi sono i paesi della depressione dove è facile caderci, ci sono caduto anche io e fortunatamente ne sono uscito. Io non sono in grado di accontentarmi, perché la vita pare troppo lunga per accontentarsi. Come diceva Massimo Zamboni che sta suonando mentre mi stai intervistando. 


Emilia Paranoica, Irpinia Paranoica…

Io conosco i CCCP da quando ero in fasce praticamente. Non è una copia, ma un omaggio dichiarato. I CCCP erano un gruppo di ragazzi che provano un profondo disagio nel vivere nei paesi dell’Emilia. Infatti loro scapparono a Berlino andando a dormire nelle case occupate. C’è questa inquietudine constante nata negli anni ’80. Che poi gli anni ’80 in irpinia con il terremoto sono stati uno spartiacque, esiste l’irpinia prima degli anni ’80 e dopo gli anni ’80.

Cosa ricordi dell’irpinia post terremoto?

I miei primi ricordi sono acustici, sono i rumori delle lamiere di una ricostruzione (dopo il terremoto) che non finiva mai. La mia casa è stata finita nel 2001, dopo 21 anni dal terremoto e fino ad allora si è vissuto nei cantieri praticamente e giocavamo tra le case in costruzione: giocavamo con la sabbia, la calce e i ferri arruginiti, con le cazzuole ecc.Ci infilavamo da piccoli nei cantieri abusivamente e non ci vedeva nessuno. 



Hai mai fatto arrabbiare qualcuno con Irpinia Paranoica?

I primi anni, quando non raggiungevo nemmeno i 100 followers, la pagina era estremamente violenta e brutale, al limite della denuncia. Se oggi riscrivessi le cose che ho scritto 7 anni fa, quando ero incazzato nero, rimasto a Nusco, laureato e disoccupato.

Io non mi aspettavo questa diffusione della pagina e ho dovuto anche frenare i contenuti. Gli irpini sono un popolo di permalosi poco ironici, non hanno il senso dell’ironia ma sono fieri e orgogliosi. 

Io al mio paese ho ricevuto solo critiche e sfottò sul mio libro da persone che non lo hanno letto. Mi son sentito dire: hai pubblicato un libro? Embè? Ma chi cazzo ti credi di essere?


Quante querele hai avuto?

Ne ho avute tantissime. Ad esempio mettemmo la foto di un prefabbricato, con le luminarie e la scritta “Buone Feste in Irpinia“ senza nient’altro. La cosa non è passata inosservata…



Questo è un libro di un irpino per l’irpinia?

Non penso sia un libro per l’iprinia, ma è rivolto ad una generazione di precari, precarietà assoluta e totalizzante che parte dalla casa, il lavoro il cibo e le donne. Le donne al quarto posto perché quando sei nella merda fino al collo e ti mancano le cose essenziali come il tetto, il cibo e il lavoro, la questione amorosa diventa superflua, tra un problema e l’altro.
Le donne sono viste con odio dal protagonista ma è una misoginia prodotta dagli avvenimenti. Lui non nasce misogino, lo diventa man mano. Si imbruttisce a causa delle sue esperienze, delle persone, della mancanza di stabilità.

la malattia principale del nostro tempo è l’ansia. Davvero non c’è più pace in questa nazione, l’Italia non ti permette di stare tranquillo. 

Per “Allegri che fra poco si muore” qualcuno ha detto: io non leggo libri che parlano di morte. In realtà significa che questo incessante pellegrinare, questo viaggio obbligato che tutti devono fare, terminerà soltanto con la morte. Morte quindi vista come riposo e dimora fissa non come disgrazia. 

Questo è un po’ il senso del libro, con i gironi infernali, uno di questo è il girone dei bar dove il protagonista decide di andarsene, poi c’è il girone dei monolocali che è l’approdo finale del nostro scrittore.

Ovviamente fa parte di me, ma ha anche caratteristiche di amici e persone che ho conosciuto. Ho unito le parti peggiori e i difetti in questo personaggio. Come dicemmo a Cairano: ci ha rotto i coglioni la felicità. Questa cosa che bisogna mettere in mostra la felicità sui social e diventato qualcosa di fuoriluogo ormai. Non possiamo continuare così.

Non è un libro che parla di campi di grano, della rugiada sul filo d’erba, del tramonto stupendo dietro la montagna, dell’alba meravigliosa.
Mi sono rotto il cazzo di questa poesia irpina di merda che parla di rugiada. Noi siamo la terra dei disastri, dei rifiuti tossici, dei ponti che crolleranno. Siamo la terra con la discarica più grossa d’Italia a 10 km da dove siamo ora, ad Andretta.




Parli solo di cose negative dell’irpinia?

Io sono a favore delle pale eoliche ma non come sono state realizzate qui. Hanno disboscato intere montagne; Le trivelle andrebbero proprio a colpire il cuore dell’iprinia ovvero l’acqua. Delle cose positive ne parlo ma sono poche. Lo Sponz fest per esempio è una di queste. È una bellissima manifestazione.

Il problema è che di solito le cose non vanno avanti, si fanno per un po’ e poi finiscono. Spero che lo Sponz non si fermi. Così come L’ariano Folk Festival che va avanti da 23 anni.

Molti dei luogi più belli dell’irpinia sono abbandonati. Penso ad esempio a Cairano che sono anni che stanno facendo degli sforzi immani per cercare di recuperare quel posto, che è uno dei più suggestivi ma riversa in uno stato d’abbandono. Lo spopolamento è sempre più feroce e c’è una caduta a picco di abitanti.

Il Laceno negli anni ’80 si pensava fosse il volano per il turismo irpino, le montagne, il lago ecc… ed è stato un completo fallimento.

Io ho vissuto qui fino a 31 anni tutti gli inverni e ho visto la morte in faccia. Non è facile vivere qui.

Si stanno inventando le gite per andare a vedere le frane che è una cosa abbastanza sconfortante. Stiamo diventando una banda di pazzi per valorizzare il territorio.

Bisogna parlarne dei problemi, anche scherzandoci. 

In teoria ci dovrebbe essere uno psicologo gratuito per ogni paese (o psichiatria).
Il disagio mentale è veramente forte.


Tu che vai spesso in Nord Italia, esistono ancora le differenze tra Nord e Sud?

Tra nord e sud ci sono ancora dei grossi problemi di comunicazione tra meridionali e settentrionali e ci saranno sempre. Ma ci sono tantissime persone con una mentalità secessionista.
Non pensiamo poi che solo quelli del nord sono razzisti con quelli del sud, è vero anche il contrario.

Il credulone ci cascherà sempre. 





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Lo Sponz Fest 2018 è la prova che un futuro antico è possibile




Il mio primo approccio con lo Sponz Fest (Alta Irpinia) è avvenuto solo un anno fa: ero venuto di passaggio con mia nonna che è una gran fan della tarantella a batticulo, una danza di gruppo folkloristica che consiste nel colpirsi ai fianchi a ritmo di taranta stoppata. Era venuta a sapere di questa festa e aveva deciso di partecipare. Non avendo nessuna dote di ballo, decisi di allontanarmi dal ballodromo (la zona dedicata ai balli) e farmi un giro all’interno dei vicoli del paese scoprendo diversi musicisti (incluse mie vecchie conoscenze) suonare per la strada senza amplificazioni elettriche. Rimasi alquanto incuriosito da quello che poteva essere il Festival, così ad un anno di distanza, ho deciso di partecipare a quante più giornate possibili (5 su 7) e scoprire cosa è davvero questo festival. Ho visto così:

  • un concerto di musica ancestrale suonata con strumenti sconosciuti; 
  • una tribù sudamericana di Mapuche spiegare i riti curativi della sua terra; 
  • uno spettacolo visuale d’avant-garde elettronico-metal-orchestrale; 
  • un sottobosco riecheggiare le più belle colonne sonore di sempre;
  • la trasmutazione dell’uomo in bestia legnosa al ritmo di Tom Waits e taranta;
  • un duello di tamburelli all’alba

E mi dispiace essermi perso tanta altra roba successo dal 21 al 26 Agosto 2018 a Calitri e paesi limitrofi (Cairano, Lacedonia, Morra De Sanctis, S. Angelo dei Lombardi, Villamaina)


Quello che colpisce dello Sponz Fest è l’estrosa eterogeneità che lega diverse culture del mondo attraverso le affinità. Per una settimana i comuni dell’Alta Irpinia si trasformano nel Thesaurus dell’arte.

L’edizione dello Sponz Fest 2018 ha portato il nome di “Salvagg’ - Salvataggi della mansuetudine”. Questo gioco di parole (Salvagg’ è anche Selvaggio, primordiale in dialetto calitrano) è la chiave di lettura di quello che è stato a tutti gli effetti un parco a tema naturale e spontaneo, animato dagli artisti giunti da ogni angolo del mondo. 

È difficile elencare tutti gli artisti presenti, 
I nomi dei musicisti principali in realtà sono solo un ingenuo e involontario specchietto per le allodole al fine di mostrare la profondità della Cùpa e il suo ombroso e polveroso interno: 

A Hack and a Hacksaw, 
Angelo Branduardi, 
Giovannangelo de Gennaro, 
Mikey Kenney, 
Theo Teardo, 
Massimo Zamboni & Fatur,  
Antonio della Ragione, 
Alfio Antico, 
Giuseppe Milici, 
Nicola Giammarinaro, 
Peppe Leone, 
VURRO,  
e, ovviamente, Vinicio Capossela.

Leggendo il programma del festival la prima volta, si finisce con il perdersi tra la quantità abnorme di eventi e incontri presenti nella manifestazione, per di più le instabilità metereologiche più di una volta hanno costretto l’organizzazione a cambi di location e d’orari. Eppure, in un festival in cui l’antico e la tradizione rivestono gli anfratti dei borghi e delle strade ribadendo la futilità della tecnologia digitale, è stato indispensabile per i visitatori l’utilizzo della SPONZAPP, l’applicazione ufficiale per Smartphone progettata da “Sponziamoci” che grazie alle notifiche Push ha fornito in tempo reale le informazioni aggiornate su ogni variazione del programma cartaceo, rivelando anche secret location per Dj Set ad opera di Angelo Martin Maffucci e sorprese come un secret show con Tonino Carotone, non presenti sul programma ufficiale.


L’esperienza Sponz Fest va oltre quella di un festival ordinario. Non si tratta semplicemente di una serie di incontri e concerti. Per una settimana circa si diventa ospiti di un piccolo paese calorosissimo che si mette a tua disposizione. Proprio per questo motivo ho parlato con i calitrani e le piccole attività commerciali per capire come è cambiato il paese da quando, sei anni fa, è cominciata questa manifestazione. Al di fuori delle critiche (costruttive o meno), una risposta è stata unanime:

“Da quando c’è lo Sponz Fest, si lavora.”

Provenendo io stesso da un piccolo paese dell’irpinia, dove la quasi totalità dei giovani si è allontanata dal proprio paese per la mancanza di lavoro, ascoltando questa risposta mi sono reso conto di quanto questo Festival sia importante per chi non può allontanarsi e per chi non vuole allontanarsi, una vera e propria rivalsa per chi ha deciso di rimanere legato alla sua terra.

E chiunque decida di rimanere non solo per la musica, può partecipare e arricchirsi con seminari, corsi e dibattiti. Un’iniziativa interessante dei giorni del Festival è proprio la libera università per ripetenti, i corsi di controaddomesticamento, per rimanere Salvagg’ e liberi. Quest’anno ci sono stati dibattiti interessantissimi come un riassunto della situazione della Palestina a cura di Francesca Albanese, la proiezione cinematografica di un documentario sulla situazione dei trivellamenti in basilicata  a cura di Andrea Marinelli e Lorenzo Pellegrini, con uno splendido intervento di Roberto Buglione - De Filippis. E poi ancora l’intervento di Vito Teti e l’associazione “Voglio restare in irpinia” con le Memorie della Restanza e l’elogio del dubbio della complessità con Piero Martin, divulgatore scientifico di quelli bravi che vengono ospitati ai TEDxTalks (che se non sapete cos’è è tipo la miglior serie documentaristica sulle scienze e la cultura, disponibile gratis su Youtube)


Piero Martin non è il solo ad aver partecipato ad un Ted, scopro infatti anche Giovannagelo de Gennaro che accompagna Vinicio Capossela suonando insieme con lui l’organistrum, uno strumento a corde d’origine gotica utilizzato per l’esecuzione di brani sacri. Ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giovannangelo dopo averlo sentito nel concerto con Angelo Branduardi e l’ensemble di musica antica all’arena cupa, anche se non mi sono cimentato in un’intervista dato l’imbarazzo nel non conoscere i bellissimi e antichissimi strumenti con cui Giovannangelo ricrea melodie ancestrali e meravigliose.



L’incontro tra i vicoli con gli artisti è meglio di qualsiasi conferenza stampa: si parla d’arte e di musica, accompagnati da del buon vino e da buona compagnia, mettendo sullo stesso piano musicisti e pubblico, senza mai smettere di suonare. In The Grotto è proprio l’area dello Sponz Fest dedicata al dialogo con la tradizione, una stretto vicolo che porta a perdersi e ritrovarsi. Diversi musicisti per giorni si sono alternati tra gli stretti borghi dello Sponz Fest e il 24 Agosto sono stati
protagonisti della Selvaggina, una rassegna di musicisti emergenti presentata da Virginio Tenore (Ingegnere responsabile insieme al fratello l'architetto Enzo Tenore delle splendide location del festival nonché Percussionista di un gruppo stupendo chiamato Makarardìa) dove si sono esibiti:

Luigi Caponi, la mente dietro Irpinia Paranoica, in un reading musicale basato sul suo libro “Allegri che tra poco si muore”, romanzo sulla precarietà giovanile dei giovani e sull’allontanamento da ogni forma d’adesione alla comunità autoctona.
Marisa Barile e i Barabba Blues in uno spettacolo che unisce teatro e malinconia
i Friestk, gruppo formatosi da poche settimane, con influenze country folk riarrangiate in una chiave ritmica inedita e coinvolgente, che promette grandi cose per il futuro.
Mr. Milk, Soul man acustico dalla voce angelica e tatuatore/illustratore, un’ animo nobile nel corpo di un vichingo metallico. 
Davide Pescietelli che ci ha ricordato con la sua esibizione Bob Dylan e De Andrè in una chiave acustica leggera e armoniosa. 


La musica sicuramente il perno di ogni festival ma a sorprendere allo Sponz sono state le musiche provenienti da colonne sonore: ben due concerti hanno visto ospiti compositori ed esecutori eccezionali. Il 23 Agosto si è infatti esibito Teho Teardo, compositore di colonne sonore per film come Il Divo di Paolo Sorrentino e Diaz di Daniele Vicari, che ha dato voce sul palco alle fotografie realizzate dal fotografo francese Charles Fréger (tratte dal libro Wilder Mann)



Il giorno successivo invece l’esibizione  di Alfio Antico, Giuseppe Milici, Francesco Buzzurro e Nicola Giammarinaro nella location più profonda dello Sponz Fest (Il sentiero della cupa, un lungo e inaccessibile percorso che rivelava un sottobosco protetto da una gigantesca creatura fantastica, metà bestia e metà albero) ha regalato un meraviglioso medley acustico delle colonne sonore di una vita intera. Il concerto era così inaccessibile che non era possibile arrivare a vedere chi stava suonando così mi sono semplicemente seduto a terra guardando gli alberi senza sapere i volti delle persone che ci stavano regalando forse il miglior concerto mai sentito (e allo stesso tempo mai visto). 





L’ultima colonna sonora per il 25 Agosto è ad opera di Antonio della Ragione, durante l’esibizione teatrale di Mimmo Borrelli e Marianna Fontana che hanno dato vita ad uno dei racconti della cupa, il gigantesco e ambizioso concept di Vinicio Capossela che nasconde dietro la sua musica quello che solo all’interno dello Sponz festival era possibile vedere: un’antologia del folklore irpino raccontata dai suoi abitanti come lo zio Armando, seduto ad un tavolo dell’osteria a cielo aperto dell’Arena cupa, a cantare l’amore e a ricordare la vita e il perché va vissuta. 




In Conclusione:


Lo Sponz Fest è tante cose da quello che ho potuto capire, tante cose che avvengono in pochi giorni l’anno. E parlarne in un semplice articolo è riduttivo, incompleto. Così ho deciso di tornare sull’argomento con le interviste che ho raccolto in questi giorni e su cui lavorerò nelle prossime settimane. Quello che sicuramente mi viene da dire è quanto questa manifestazione è un anacronismo nella tradizione, un modo di fermare il tempo quando si pensa di non averne più a disposizione. E l’opera d’allestimento di Calitri e dei paesi dell’alta irpinia è qualcosa che nessun altro Festival ha saputo valorizzare con lo stesso sbalorditivo impatto: un percorso spirituale che parte nell’ombra delle proprie origini e che sfocia in un accecante bagliore di speranza di un futuro antico.





Potete guardare il mio live report da Instagram cliccando qui.
I video sono stati realizzati da Federico Falcioni, Daniele Cambria, Lorenzo Fodarella.

Sono rimasto sveglio 3 giorni per raccontare TUTTO l’Ariano Folk Festival 2018






Full Report dei 5 giorni all’ AFF, Aariano Folk Festival, dal 15 al 19 Agosto 2018 ad Ariano Irpino (AV)

" Ho visto nascere l’Ariano Folk Festival e lui ha visto rinascere me. Sono orgoglioso di esserci stato. "

Con queste parole, Piergiuseppe Francione,  davanti alla stazione dei Pullman di Ariano, racconta a me ed un paio di amici cosa è per lui l’Ariano Folk Festival mentre si parla di pace, amore, bombe atomiche e Banco del Mutuo Soccorso e ci si prepara per tornare finalmente a casa dopo un full immersion di 5 giorni in uno dei Festival più importanti del Sud Italia.  


Giunto alla sua XXIII edizione, il Festival di World Music di Ariano Irpino ha continuato a portare ventate di novità tra line-up ed eventi, arrivando addirittura ad organizzare una proiezione cinematografica/concerto Avant-garde / Industrial Metal/ Afro Beat alle 4:00 di mattina in una villa comunale al centro della città che ha straniato il pubblico e dato un fortissimo messaggio sociale e culturale. 

L’Ariano Folk Festival ha sempre abbracciato le tematiche sociali affrontandole con dibattiti nelle aree collaterali o con messaggi diretti sul palco. 

Infatti, parlando con Thiago Sun, artista al Folk anche per le passate edizioni ma organizzatore d’eventi tra Italia e Belgio, scopro come la causa sociale sia alla base per ricevere lo statuto d’artista in Belgio e rendere dignitosa la vita dei musicisti:




In paesi come la Francia e il Belgio stanno avanti anni luce ma sono in regresso.In Belgio c’è lo statuto d’artista in cui fai un audizione davanti ad una giuria, dimostri alla giuria di essere un musicista professionista e a quel punto quella giuria ti concede lo statuto d’artista e cioè uno stipendio fisso dallo Stato in quanto l’artista è un bene per la comunità e quindi deve essere rispettato.E dal momento in cui il musicista smette di suonare live per lavorare ad un album in studio che magari impiega 6 mesi per essere realizzato, con lo statuto si riceve per 6 mesi uno stipendio permettendo di produrre quell’album. Sempre fatto dentro la rete degli artisti che fanno arte con un’etica (non estetica) e cioè non l’arte fine a sé stessa ma applicata ad una qualche causa sociale condivisa di cambiamento. 

Il Folk Festival da tanti anni non è solo l’esperienza del Main Stage. Ci sono ben 10 aree collaterali che trasformano l’intera città in un museo a cielo aperto di cultura e arte. Cinema, poesia, sperimentazione, gastronomia, camping, mostre fotografiche sono solo alcune delle estensioni dell’ AFF, estensioni che continueranno ad evolvere in anno in anno. 

Ho passato gran parte del tempo a dialogare con i campeggiatori nel Wolkscamp, mentre i vinili roots/Dub/raggae selezionati dai Pubala e da President Romeo hanno suonato ininterrottamente per tutti e 5 i giorni del Festival.  Girando tra vecchi e nuovi amici ho raccolto un po’ di pareri:



Quest’anno la scelta dei gruppi è stata una scelta più popolare che va più in contro alle persone. I Dubioza Kolektiv mi sono piaciuti un sacco. 
(Gaia)


Essendo 8 anni che vengo qui, mi manca tantissimo una cosa che si faceva i primi anni. Credo si chiamassero Folk Tour ma non ricordo, c’era un appuntamento in piazza e si andava a fare degustazioni dei prodotti tipici nelle zone vicine. 
(Francesco)


Sono cambiate le cose negli ultimi cinque anni ma rimango ancora sorpreso nell’ascoltare i gruppi del palco principale, mi sono piaciuti un sacco i 47 Soul per la loro pacatezza e il loro mood.
(Vittorio e Maria)

La Bandabardò l’ho ascoltata forse 10 volte ma è sempre una figata riascoltarli.
(Mariangela)


Calypso è stata davvero grandiosa, chi se lo aspettava vedendo quella “signora”!
(G.)



Ovviamente non era possibile assistere fisicamente a tutti i concerti, ma per quel che ho potuto vedere, la qualità, l’energia e il coinvolgimento sono stati i punti cardine di un altra riuscitissima edizione della manifestazione.

Giorno 1


Nel primo giorno del Folk Festival si sono esibiti i Mauskovic Dance Band con ritmi cumbia, Afro e caraibici, con qualche intrusione di Space Disco. Percussioni e ritmi positivi hanno caratterizzato la performance e anticipato l’arrivo di DJ Grissino che ha partecipato al Festival anche nelle aree collaterali dei giorni seguenti.

Giorno 2


La giornata di giovedì comincia con un cambio di programma: a causa di un disguido logistico i Sanseverino & Lionel Suarez Band non possono essere presenti sul palco e a cominciare 
sono gli Altin Gün da Olanda e Turchia che uniscono il Rock Progressive con sfumature elettroniche, Gipsy e balcaniche. Il risultato che ne consegue è un viaggio esoterico e sensoriale elegante che trasporta il pubblico in un oasi fiabesca.



Il gruppo successivo invece cambia completamente le carte in tavola. Utilizzando le parole di Giuseppe di Radio Kaos Italy (radio che ha provveduto a registrare tutti i singoli live mettendoli a disposizione gratuita): 

"... I Dubioza Kolektiv sono un pugno nello stomaco. "


Mai parole più concise e azzeccate. Già ospitati 4 anni fa all’ AFF, Il gruppo Bosniaco infatti, fa partire il concerto con un messaggio vocale, registrato con una voce sintetica femminile sgrammaticata:

Buonasera Signore e Signori, stasera per voi Dubioza Kolektiv svolgerà un concerto rock.
Si prega di comportarsi in conformità con gli standard europei. Dovrete saltare, ballare, annuire con la testa a ritmo, battere le mani e dire - - oh, oh, hey, hey, cazzo, - - . […] Fumare Marijuana durante questo concerto è altamente raccomandato. In caso di cancellazione del concerto sarà difficile ottenere i soldi indietro. […]

I Dubioza Kolectiv portano sul palco un caleidoscopio di generi: Dubstep, Raggae, Ska, Punk, Folk, Chiptune e molto altro, facendo scatenare la folla in maniera incontrollata.

Dopo i Dubioza vado a riposare dato che a partire dal terzo giorno, rimarrò sveglio per più di 48 ore.

Giorno 3


La Line-Up principale continua il giorno dopo con i 47 Soul dalla palestina che portano non solo ritmi arabeggianti con intrusioni elettroniche ma anche un forte messaggio sociale, sostenuto con bandiere e striscioni anche dal pubblico presente, ricordando quanto la musica sia solo un linguaggio universale per trasmettere non solo emozioni ma veri e propri concetti.



Subito dopo si parte con un altro messaggio, questa volta in chiave ironica ma non meno importante. I Soviet Supreme dalla Francia portano con sé quello che negli anni è diventato il comunismo: un brand. Magliette con loghi della Nike unite a falce e martello, testi su Putin e un continuo rimando agli ideali Marxisti. Il duo Hip-Hop ricorda nei suoni molto la poliedricità di Caparezza unita all’impostazione balcanica alla DJ Shantel (Disko Partizani e Disko Boy per intenderci) 


Giorno 3/4


Al termine dell’esibizione arriva il Dj Set di Emil Omar che principalmente serve a tenere caldo il pubblico per la vera bomba di questa edizione, un concerto prima dell’alba. Una nuova area istituita nella villa comunale di Ariano Irpino presenta il progetto Ifriqiyya Électrique capitanato dal pioniere dell’ avant guard François R. Cambuzat, dall’energica bassista Gianna Greco e da Tarek Sultan, Yahia Chouchen e Youssef Ghazala provenienti dal deserto del Sahara. Un devastante concerto che ha straniato il pubblico per le sue influenze: Afro Beat / Tribal / Industrial Metal / Avant Guarde. Il film (girato dagli stessi componenti del gruppo) racconta un’adorcismo, un rituale per placare gli spiriti in un posto o in una persona posseduta. A differenza dell’esorcismo, la relazione con l’entità è estremamente positiva. 




Il concerto/film destabilizza tutti e riempie di energie postitive e mentre il resto delle persone va a dormire, io mi sposto di nuovo al Wolskcamp dove incontro Eico, Stefano Urgo e Thiago Sun che hanno suonato al Folk e che mi invitano a fare due chiacchiere.

Un rapido salto all’Aperiworld presso il Bar Moderno Joso ad ascoltare Acido Pantera, Sarabudja e Dj Karim e poi si ritorna alle tende. Mentre parlo con i ragazzi, vengo invitato a partecipare musicalmente con loro ad uno degli incontri collaterali, i “Racconti di Viaggio” all’ex-sanacore, dove prima viene realizzata un’intervista di un’ora agli Ifriqiyya Èlectrique e poi vengono recitate delle poesie dal gruppo teatrale capitanato da Piergiuseppe Francione.

Dato il maltempo che ha minacciato gli ultimi due giorni del Festival, l’evento viene leggermente posticipato accavallandosi con l’inizio della scaletta sul Main Stage. Arrivo giusto in tempo per ascoltare gli ultimi minuti dei Lalala Napoli (dalla Francia a dispetto del nome) che regalano una chiusura bellissima reinventando la musica partenopea in modo inedito e aggraziato. Subito dopo di loro arrivano Tony Madeira i Los Impresionantes che hanno unito il Folk orchestrale con diversi sottogeneri derivanti dalla Cumbia e dalla World Music in generale, apprezzati soprattutto dalle famiglie dato il suond che ricordava i classici gruppi orchestrali da sagra, il concerto è stato un ottimo pretesto per muoversi a tempo e divertirsi.

Il quarto giorno del Folk continua con i Gentleman’s Dub Club dall’Inghilterra che portano una ventata Dub elegante grazie ad un ottima voce e a suoni campionati mischiati con intelligenza. Dopo alcuni minuti devo di nuovo spostarmi per un fuori programma e ascoltare il concerto dei My Blame & DiFù al Loud Sound Bar caratterizzato tra le tante cose, da Psy Trance e Techno. Dopodiché, dato che non ho dormito per nulla, vado a riposarmi per prepararmi al gran finale.



Giorno 5


L’ultimo giorno del Folk Festival parte alle 2 di pomeriggio con la Bandabardò che sta festeggiando i 25 anni di carriera e anche se con qualche intoppo tecnico in partenza ha saputo portare avanti un concerto grandioso regalando canzoni inedite, cover e medley (da Barbara Streisand a De André) e i grandi successi della banda a cui siamo abituati. Forse la Bandabardò è stata l’unica band del Folk dove le persone cantavano tutti i testi a memoria. Una garanzia, sempre. Utilizzando le parole dette da Erriquez sul palco:

La prima volta che siamo venuti qua era l’anno 2000, non sapevamo cosa aspettarci e abbiamo trovato il mondo su una scalinata (un riferimento ai Tranesi, la vecchia location dell’AFF n.d.t.), un mondo che ci voleva bene.



Subito dopo arriva sul palco la regina indiscussa di questa edizione, Calypso Rose che letteralmente trasforma lo stage in un capodanno estivo senza precedenti con il suo stile Afro/Caraibico. L’energia di Calypso Rose e della sua band è così travolgente da far ballare chiunque, di ogni età o etnia, dai metallari agli amanti della Techno. Al termine dell’esibizione gran parte del pubblico si sposta dietro il palco e continua a gridare il suo nome con la speranza di un Encore. 

Ma l’AFF continua inesorabilmente il suo programma con il Dj Set di Nickodemus Feat. Nappy G (dagli Stati Uniti d’America) che ci regala campionamenti di chitarre giamaicane ad un set live di percussioni Cumbia che continuano a far ballare fino alla fine, senza un attimo di respiro.

Da questo punto in poi il Main Stage chiude e ci si sposta nelle aree collaterali tra aperitivi, bar e campeggio. Mi sposto di nuovo al Wolskcamp dove fino all’alba è possibile ascoltare altri due concerti. Con un po’ di ritardo per via della minaccia di pioggia, cominciano a suonare Jah Farmer & Nah Deal Band che uniscono il Raggae e il Dub alle influenze Folk italiane regalando momenti melodici e coinvolgenti. 

Dopo di loro, ormai dopo le due di notte passate comincia lo spettacolo visuale dei POLINA, altro show caratterizzato da proiezioni visuali e musica elettronica, atteso da un sacco da campeggiatori che con una verve ironica ha mischiato Surf Rock, Elettronica Underground anni ’90 e molto altro. 

Al termine dell’esibizione, ci ritroviamo alla stazione dei Pullman fare quattro chiacchiere di nuovo con Piergiuseppe parlando d’amore, ragazze coi capelli rossi, del Folk e di tutto quello che sono stati questi 5 giorni di follia in attesa di andare finalmente a dormire.

In Conclusione:


L’AFF è un avvenimento annuale che mobilita centinaia di persone (inclusi tanti ragazzi che aiutano a titolo gratuito). Ogni edizione cerca di rimanere fedele alla sua struttura e allo stesso tempo azzarda a delle novità che essendo sconosciute o insolite non sempre vengono recepite in maniera positiva, ma che servono a far capire la vasta eterogeneità che ormai è la struttura ossea di questa manifestazione. Non a caso le persone che sono venute per la prima volta qui anni fa, tornano ogni anno, proprio per il clima che si respira, per il calore delle persone e per la quantità e la qualità musicale. Anche quest’anno l’Ariano Folk Festival ha dimostrato per meno di una settimana, la collocazione precisa dell’ombelico del mondo. 



Potete riascoltare tutti i concerti sul Mix Cloud di Radio Kaos Italy gratuitamente cliccando qui o nel player qui in basso





Report di Andrea Turel Caccese
Foto di Alessandro Morese
Foto Free Palestina di Luca Lombardi

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1123 : An Instagram Story





Warning:
The following experience is an experiment about mind and what’s going on inside it. 

Sometimes it will be confusional, sometimes it will be weird and sometimes… it will be scare.
This journey will be extremely honest and it will touch topics like: 

Friendship, 
Dreams, 
Family, 
Life, 
Fear, 
God. 

and obviously the sum of all these things: 
LOVE.

Please, stand by.



Turel Caccese
presents:


1123




(Click on Listen in Browser to play on your smartphone)

1123

Episode 1
Stars Mosaic Available for 23 hours

EPISODE 1: Play






10-11 August 

on
Turel Caccese's Instagram profile


and the profile of who firstly want to partecipate to this experiment
(You will see them in turelcaccese's profile)

@discodiscodomdom
@cnicontheloose
@alessandro.morese
@_stefanodona_
@giangioff
@paesaggiirpini
@bellastoria_fest
@420_trips
@iammia_7027
@lospaziobianco
@anda_ur
@mangia_binari


ITALIAN
Comunicato stampa:

1123 è un progetto ideato da Andrea Turel Caccese della durata di 23 ore disponibile su Instagram.
Si tratta di un film interattivo con le musiche del piacentino Manuel Bongiorni/ Musica Per Bambini (dell’etichetta Trovarobato), i disegni del pittore beneventano Stefano Donatiello e una foto scattata da Alessandro Morese, durante la notte di San Lorenzo. La foto è stata scattata a Trevico (AV).

Il progetto è stato pubblicato Live durante il Bella Storia Fest a Venticano (organizzazione dall’associale Tilt.AV) e vede la collaborazione di Paesaggi irpini, della pagina tedesca 420_trips e il portale di fumetti Lo Spazio Bianco.

Tutto il mosaico sparirà alle 11:23 dell’ 11 Agosto 2018

1123 presented during:



Bella Storia Fest: Venticano (AV) -> Official Site

Team:

Turel Caccese (Animation, Director, Writer)
MXB (Music)
Stefano Donatiello (Art)
Alessandro Morese (Director of Photography)

featuring special guest:

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