Lo Sponz Fest 2018 è la prova che un futuro antico è possibile




Il mio primo approccio con lo Sponz Fest (Alta Irpinia) è avvenuto solo un anno fa: ero venuto di passaggio con mia nonna che è una gran fan della tarantella a batticulo, una danza di gruppo folkloristica che consiste nel colpirsi ai fianchi a ritmo di taranta stoppata. Era venuta a sapere di questa festa e aveva deciso di partecipare. Non avendo nessuna dote di ballo, decisi di allontanarmi dal ballodromo (la zona dedicata ai balli) e farmi un giro all’interno dei vicoli del paese scoprendo diversi musicisti (incluse mie vecchie conoscenze) suonare per la strada senza amplificazioni elettriche. Rimasi alquanto incuriosito da quello che poteva essere il Festival, così ad un anno di distanza, ho deciso di partecipare a quante più giornate possibili (5 su 7) e scoprire cosa è davvero questo festival. Ho visto così:

  • un concerto di musica ancestrale suonata con strumenti sconosciuti; 
  • una tribù sudamericana di Mapuche spiegare i riti curativi della sua terra; 
  • uno spettacolo visuale d’avant-garde elettronico-metal-orchestrale; 
  • un sottobosco riecheggiare le più belle colonne sonore di sempre;
  • la trasmutazione dell’uomo in bestia legnosa al ritmo di Tom Waits e taranta;
  • un duello di tamburelli all’alba

E mi dispiace essermi perso tanta altra roba successo dal 21 al 26 Agosto 2018 a Calitri e paesi limitrofi (Cairano, Lacedonia, Morra De Sanctis, S. Angelo dei Lombardi, Villamaina)


Quello che colpisce dello Sponz Fest è l’estrosa eterogeneità che lega diverse culture del mondo attraverso le affinità. Per una settimana i comuni dell’Alta Irpinia si trasformano nel Thesaurus dell’arte.

L’edizione dello Sponz Fest 2018 ha portato il nome di “Salvagg’ - Salvataggi della mansuetudine”. Questo gioco di parole (Salvagg’ è anche Selvaggio, primordiale in dialetto calitrano) è la chiave di lettura di quello che è stato a tutti gli effetti un parco a tema naturale e spontaneo, animato dagli artisti giunti da ogni angolo del mondo. 

È difficile elencare tutti gli artisti presenti, 
I nomi dei musicisti principali in realtà sono solo un ingenuo e involontario specchietto per le allodole al fine di mostrare la profondità della Cùpa e il suo ombroso e polveroso interno: 

A Hack and a Hacksaw, 
Angelo Branduardi, 
Giovannangelo de Gennaro, 
Mikey Kenney, 
Theo Teardo, 
Massimo Zamboni & Fatur,  
Antonio della Ragione, 
Alfio Antico, 
Giuseppe Milici, 
Nicola Giammarinaro, 
Peppe Leone, 
VURRO,  
e, ovviamente, Vinicio Capossela.

Leggendo il programma del festival la prima volta, si finisce con il perdersi tra la quantità abnorme di eventi e incontri presenti nella manifestazione, per di più le instabilità metereologiche più di una volta hanno costretto l’organizzazione a cambi di location e d’orari. Eppure, in un festival in cui l’antico e la tradizione rivestono gli anfratti dei borghi e delle strade ribadendo la futilità della tecnologia digitale, è stato indispensabile per i visitatori l’utilizzo della SPONZAPP, l’applicazione ufficiale per Smartphone progettata da “Sponziamoci” che grazie alle notifiche Push ha fornito in tempo reale le informazioni aggiornate su ogni variazione del programma cartaceo, rivelando anche secret location per Dj Set ad opera di Angelo Martin Maffucci e sorprese come un secret show con Tonino Carotone, non presenti sul programma ufficiale.


L’esperienza Sponz Fest va oltre quella di un festival ordinario. Non si tratta semplicemente di una serie di incontri e concerti. Per una settimana circa si diventa ospiti di un piccolo paese calorosissimo che si mette a tua disposizione. Proprio per questo motivo ho parlato con i calitrani e le piccole attività commerciali per capire come è cambiato il paese da quando, sei anni fa, è cominciata questa manifestazione. Al di fuori delle critiche (costruttive o meno), una risposta è stata unanime:

“Da quando c’è lo Sponz Fest, si lavora.”

Provenendo io stesso da un piccolo paese dell’irpinia, dove la quasi totalità dei giovani si è allontanata dal proprio paese per la mancanza di lavoro, ascoltando questa risposta mi sono reso conto di quanto questo Festival sia importante per chi non può allontanarsi e per chi non vuole allontanarsi, una vera e propria rivalsa per chi ha deciso di rimanere legato alla sua terra.

E chiunque decida di rimanere non solo per la musica, può partecipare e arricchirsi con seminari, corsi e dibattiti. Un’iniziativa interessante dei giorni del Festival è proprio la libera università per ripetenti, i corsi di controaddomesticamento, per rimanere Salvagg’ e liberi. Quest’anno ci sono stati dibattiti interessantissimi come un riassunto della situazione della Palestina a cura di Francesca Albanese, la proiezione cinematografica di un documentario sulla situazione dei trivellamenti in basilicata  a cura di Andrea Marinelli e Lorenzo Pellegrini, con uno splendido intervento di Roberto Buglione - De Filippis. E poi ancora l’intervento di Vito Teti e l’associazione “Voglio restare in irpinia” con le Memorie della Restanza e l’elogio del dubbio della complessità con Piero Martin, divulgatore scientifico di quelli bravi che vengono ospitati ai TEDxTalks (che se non sapete cos’è è tipo la miglior serie documentaristica sulle scienze e la cultura, disponibile gratis su Youtube)


Piero Martin non è il solo ad aver partecipato ad un Ted, scopro infatti anche Giovannagelo de Gennaro che accompagna Vinicio Capossela suonando insieme con lui l’organistrum, uno strumento a corde d’origine gotica utilizzato per l’esecuzione di brani sacri. Ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giovannangelo dopo averlo sentito nel concerto con Angelo Branduardi e l’ensemble di musica antica all’arena cupa, anche se non mi sono cimentato in un’intervista dato l’imbarazzo nel non conoscere i bellissimi e antichissimi strumenti con cui Giovannangelo ricrea melodie ancestrali e meravigliose.



L’incontro tra i vicoli con gli artisti è meglio di qualsiasi conferenza stampa: si parla d’arte e di musica, accompagnati da del buon vino e da buona compagnia, mettendo sullo stesso piano musicisti e pubblico, senza mai smettere di suonare. In The Grotto è proprio l’area dello Sponz Fest dedicata al dialogo con la tradizione, una stretto vicolo che porta a perdersi e ritrovarsi. Diversi musicisti per giorni si sono alternati tra gli stretti borghi dello Sponz Fest e il 24 Agosto sono stati
protagonisti della Selvaggina, una rassegna di musicisti emergenti presentata da Virginio Tenore (Ingegnere responsabile insieme al fratello l'architetto Enzo Tenore delle splendide location del festival nonché Percussionista di un gruppo stupendo chiamato Makarardìa) dove si sono esibiti:

Luigi Caponi, la mente dietro Irpinia Paranoica, in un reading musicale basato sul suo libro “Allegri che tra poco si muore”, romanzo sulla precarietà giovanile dei giovani e sull’allontanamento da ogni forma d’adesione alla comunità autoctona.
Marisa Barile e i Barabba Blues in uno spettacolo che unisce teatro e malinconia
i Friestk, gruppo formatosi da poche settimane, con influenze country folk riarrangiate in una chiave ritmica inedita e coinvolgente, che promette grandi cose per il futuro.
Mr. Milk, Soul man acustico dalla voce angelica e tatuatore/illustratore, un’ animo nobile nel corpo di un vichingo metallico. 
Davide Pescietelli che ci ha ricordato con la sua esibizione Bob Dylan e De Andrè in una chiave acustica leggera e armoniosa. 


La musica sicuramente il perno di ogni festival ma a sorprendere allo Sponz sono state le musiche provenienti da colonne sonore: ben due concerti hanno visto ospiti compositori ed esecutori eccezionali. Il 23 Agosto si è infatti esibito Teho Teardo, compositore di colonne sonore per film come Il Divo di Paolo Sorrentino e Diaz di Daniele Vicari, che ha dato voce sul palco alle fotografie realizzate dal fotografo francese Charles Fréger (tratte dal libro Wilder Mann)



Il giorno successivo invece l’esibizione  di Alfio Antico, Giuseppe Milici, Francesco Buzzurro e Nicola Giammarinaro nella location più profonda dello Sponz Fest (Il sentiero della cupa, un lungo e inaccessibile percorso che rivelava un sottobosco protetto da una gigantesca creatura fantastica, metà bestia e metà albero) ha regalato un meraviglioso medley acustico delle colonne sonore di una vita intera. Il concerto era così inaccessibile che non era possibile arrivare a vedere chi stava suonando così mi sono semplicemente seduto a terra guardando gli alberi senza sapere i volti delle persone che ci stavano regalando forse il miglior concerto mai sentito (e allo stesso tempo mai visto). 





L’ultima colonna sonora per il 25 Agosto è ad opera di Antonio della Ragione, durante l’esibizione teatrale di Mimmo Borrelli e Marianna Fontana che hanno dato vita ad uno dei racconti della cupa, il gigantesco e ambizioso concept di Vinicio Capossela che nasconde dietro la sua musica quello che solo all’interno dello Sponz festival era possibile vedere: un’antologia del folklore irpino raccontata dai suoi abitanti come lo zio Armando, seduto ad un tavolo dell’osteria a cielo aperto dell’Arena cupa, a cantare l’amore e a ricordare la vita e il perché va vissuta. 




In Conclusione:


Lo Sponz Fest è tante cose da quello che ho potuto capire, tante cose che avvengono in pochi giorni l’anno. E parlarne in un semplice articolo è riduttivo, incompleto. Così ho deciso di tornare sull’argomento con le interviste che ho raccolto in questi giorni e su cui lavorerò nelle prossime settimane. Quello che sicuramente mi viene da dire è quanto questa manifestazione è un anacronismo nella tradizione, un modo di fermare il tempo quando si pensa di non averne più a disposizione. E l’opera d’allestimento di Calitri e dei paesi dell’alta irpinia è qualcosa che nessun altro Festival ha saputo valorizzare con lo stesso sbalorditivo impatto: un percorso spirituale che parte nell’ombra delle proprie origini e che sfocia in un accecante bagliore di speranza di un futuro antico.





Potete guardare il mio live report da Instagram cliccando qui.
I video sono stati realizzati da Federico Falcioni, Daniele Cambria, Lorenzo Fodarella.

Tra Trap e PFM: "Ho tradotto Young Signorino perché non si poteva cantare." - Intervista a The Andrè



illustrazione di Giangioff



In occasione del Bella Storia Fest tenutosi a Venticano (AV) il 10-11 Agosto, Festival interessantissimo e fresco al suo primo anno di vita, c’è stato modo di scambiare quattro chiacchiere con l’autore che si cela dietro lo pseudonimo di The Andrè, giovane talento esploso grazie alle condivisioni sui social ed il passaparola. Il cantante non ha permesso riprese video e foto per preservare la delicatezza del suo progetto e ci racconta il perché di questa scelta, la sua collaborazione con Dolcenera per una cover di Sfera Ebbasta e molto altro. 


Il risultato vocale delle tue cover è strabiliante. Utilizzi qualche software?
Utilizziamo un programma raffinatissimo. No scherzo, sono io (ride). 

L’idea delle cover Trap da dove nasce?
Nasce da un gioco tra me e un amico fan di De Andrè. Ci inviavamo degli audio di Whatsapp per scherzo con delle cover come De Andrè canta De Gregori. Sono venuta a conoscenza della trap successivamente tramite una mia amica. Ho pensato che fosse la cosa più lontana possibile e mettere insieme le due cose avrebbe creato un effetto straniante.  Ho provato a mandare il vocale al mio amico. Lui non ha apprezzato molto in quanto non conosceva la trap (ride). E poi mi sono detto: Secondo me può funzionare. L’ho caricata su Youtube ed è cominciata così.


Fai cover solo dei video più visualizzati della scena Trap?
I primi brani erano le canzoni che avevo sentito più di una volta, probabilmente erano anche quelle che tiravano un po’ di più. Poi da li ho fatto delle ricerche accademiche (ride) e ho iniziato a suonare canzoni un po’ meno di successo. 


Cosa ascolti?
Sono partito con l’ascolto del cantautorato italiano e poi musica, dal blues, al jazz, tutto il panorama americano, fino agli anni ’80.


Come mai l’anonimato?
All’inizio l’anonimato era stato per me un modo per nascondermi un po’ dato che è arrivato questo successo che non mi aspettavo. Non si tratta dell’anonimato in stile Liberato ma dell'essere più voce che volto in modo da preservare un po’ dell’illusione.


Gli arrangiamenti sono tuoi?
Si. Infatti l’idea è quella di creare un contrasto netto con le musiche trap. Non è tanto la voce che è simile ma è anche il modo in cui viene suonata.

Solo cover o stai muovendo i passi per variare qualcosa nel progetto The Andrè?
Diciamo uno dei primi passi in una nuova zona sono le ultime due canzoni. Ho preso dei testi trap e li ho “tradotti” cioè riscritti in una forma metrica e sostanzialmente ho cambiato tutte le parole. Ci sono dei rimandi vaghi al testo originale. In realtà sono degli inediti mascherati da cover. Quello è già un modo per allontanarsi dalla cover dura. Ho tradotto Young Signorino perché non si poteva cantare “calale calale calale”. (ride) 





Ma la trap ti fa schifo?
Nasco come fan di De Andrè e la prima volta che ho sentito la Trap ho detto: “Ma cos’è?”. Piano piano ho imparato a conoscerla di più ma conservo ancora l’opinione che la distanza almeno testuale dalla canzone d’autore, sia ancora tanta. Per chi dice che la trap sia il nuovo cantautorato rispondo che c’è ancora un bel margine di differenza.

Ci racconti il tuo incontro con Dolcenera?
Mi ha scritto lei sulla pagina facebook. Pensavo fosse uno scherzo perché è successo 4 giorni dopo che cominciava a gonfiarsi la cosa sui social. Poi ci siamo sentiti e siamo riusciti ad organizzare.
E’ stato tutto molto bello e lei è stata molto gentile essendo una “vera cantante” a differenza mia.



Sono rimasto sveglio 3 giorni per raccontare TUTTO l’Ariano Folk Festival 2018






Full Report dei 5 giorni all’ AFF, Aariano Folk Festival, dal 15 al 19 Agosto 2018 ad Ariano Irpino (AV)

" Ho visto nascere l’Ariano Folk Festival e lui ha visto rinascere me. Sono orgoglioso di esserci stato. "

Con queste parole, Piergiuseppe Francione,  davanti alla stazione dei Pullman di Ariano, racconta a me ed un paio di amici cosa è per lui l’Ariano Folk Festival mentre si parla di pace, amore, bombe atomiche e Banco del Mutuo Soccorso e ci si prepara per tornare finalmente a casa dopo un full immersion di 5 giorni in uno dei Festival più importanti del Sud Italia.  


Giunto alla sua XXIII edizione, il Festival di World Music di Ariano Irpino ha continuato a portare ventate di novità tra line-up ed eventi, arrivando addirittura ad organizzare una proiezione cinematografica/concerto Avant-garde / Industrial Metal/ Afro Beat alle 4:00 di mattina in una villa comunale al centro della città che ha straniato il pubblico e dato un fortissimo messaggio sociale e culturale. 

L’Ariano Folk Festival ha sempre abbracciato le tematiche sociali affrontandole con dibattiti nelle aree collaterali o con messaggi diretti sul palco. 

Infatti, parlando con Thiago Sun, artista al Folk anche per le passate edizioni ma organizzatore d’eventi tra Italia e Belgio, scopro come la causa sociale sia alla base per ricevere lo statuto d’artista in Belgio e rendere dignitosa la vita dei musicisti:




In paesi come la Francia e il Belgio stanno avanti anni luce ma sono in regresso.In Belgio c’è lo statuto d’artista in cui fai un audizione davanti ad una giuria, dimostri alla giuria di essere un musicista professionista e a quel punto quella giuria ti concede lo statuto d’artista e cioè uno stipendio fisso dallo Stato in quanto l’artista è un bene per la comunità e quindi deve essere rispettato.E dal momento in cui il musicista smette di suonare live per lavorare ad un album in studio che magari impiega 6 mesi per essere realizzato, con lo statuto si riceve per 6 mesi uno stipendio permettendo di produrre quell’album. Sempre fatto dentro la rete degli artisti che fanno arte con un’etica (non estetica) e cioè non l’arte fine a sé stessa ma applicata ad una qualche causa sociale condivisa di cambiamento. 

Il Folk Festival da tanti anni non è solo l’esperienza del Main Stage. Ci sono ben 10 aree collaterali che trasformano l’intera città in un museo a cielo aperto di cultura e arte. Cinema, poesia, sperimentazione, gastronomia, camping, mostre fotografiche sono solo alcune delle estensioni dell’ AFF, estensioni che continueranno ad evolvere in anno in anno. 

Ho passato gran parte del tempo a dialogare con i campeggiatori nel Wolkscamp, mentre i vinili roots/Dub/raggae selezionati dai Pubala e da President Romeo hanno suonato ininterrottamente per tutti e 5 i giorni del Festival.  Girando tra vecchi e nuovi amici ho raccolto un po’ di pareri:



Quest’anno la scelta dei gruppi è stata una scelta più popolare che va più in contro alle persone. I Dubioza Kolektiv mi sono piaciuti un sacco. 
(Gaia)


Essendo 8 anni che vengo qui, mi manca tantissimo una cosa che si faceva i primi anni. Credo si chiamassero Folk Tour ma non ricordo, c’era un appuntamento in piazza e si andava a fare degustazioni dei prodotti tipici nelle zone vicine. 
(Francesco)


Sono cambiate le cose negli ultimi cinque anni ma rimango ancora sorpreso nell’ascoltare i gruppi del palco principale, mi sono piaciuti un sacco i 47 Soul per la loro pacatezza e il loro mood.
(Vittorio e Maria)

La Bandabardò l’ho ascoltata forse 10 volte ma è sempre una figata riascoltarli.
(Mariangela)


Calypso è stata davvero grandiosa, chi se lo aspettava vedendo quella “signora”!
(G.)



Ovviamente non era possibile assistere fisicamente a tutti i concerti, ma per quel che ho potuto vedere, la qualità, l’energia e il coinvolgimento sono stati i punti cardine di un altra riuscitissima edizione della manifestazione.

Giorno 1


Nel primo giorno del Folk Festival si sono esibiti i Mauskovic Dance Band con ritmi cumbia, Afro e caraibici, con qualche intrusione di Space Disco. Percussioni e ritmi positivi hanno caratterizzato la performance e anticipato l’arrivo di DJ Grissino che ha partecipato al Festival anche nelle aree collaterali dei giorni seguenti.

Giorno 2


La giornata di giovedì comincia con un cambio di programma: a causa di un disguido logistico i Sanseverino & Lionel Suarez Band non possono essere presenti sul palco e a cominciare 
sono gli Altin Gün da Olanda e Turchia che uniscono il Rock Progressive con sfumature elettroniche, Gipsy e balcaniche. Il risultato che ne consegue è un viaggio esoterico e sensoriale elegante che trasporta il pubblico in un oasi fiabesca.



Il gruppo successivo invece cambia completamente le carte in tavola. Utilizzando le parole di Giuseppe di Radio Kaos Italy (radio che ha provveduto a registrare tutti i singoli live mettendoli a disposizione gratuita): 

"... I Dubioza Kolektiv sono un pugno nello stomaco. "


Mai parole più concise e azzeccate. Già ospitati 4 anni fa all’ AFF, Il gruppo Bosniaco infatti, fa partire il concerto con un messaggio vocale, registrato con una voce sintetica femminile sgrammaticata:

Buonasera Signore e Signori, stasera per voi Dubioza Kolektiv svolgerà un concerto rock.
Si prega di comportarsi in conformità con gli standard europei. Dovrete saltare, ballare, annuire con la testa a ritmo, battere le mani e dire - - oh, oh, hey, hey, cazzo, - - . […] Fumare Marijuana durante questo concerto è altamente raccomandato. In caso di cancellazione del concerto sarà difficile ottenere i soldi indietro. […]

I Dubioza Kolectiv portano sul palco un caleidoscopio di generi: Dubstep, Raggae, Ska, Punk, Folk, Chiptune e molto altro, facendo scatenare la folla in maniera incontrollata.

Dopo i Dubioza vado a riposare dato che a partire dal terzo giorno, rimarrò sveglio per più di 48 ore.

Giorno 3


La Line-Up principale continua il giorno dopo con i 47 Soul dalla palestina che portano non solo ritmi arabeggianti con intrusioni elettroniche ma anche un forte messaggio sociale, sostenuto con bandiere e striscioni anche dal pubblico presente, ricordando quanto la musica sia solo un linguaggio universale per trasmettere non solo emozioni ma veri e propri concetti.



Subito dopo si parte con un altro messaggio, questa volta in chiave ironica ma non meno importante. I Soviet Supreme dalla Francia portano con sé quello che negli anni è diventato il comunismo: un brand. Magliette con loghi della Nike unite a falce e martello, testi su Putin e un continuo rimando agli ideali Marxisti. Il duo Hip-Hop ricorda nei suoni molto la poliedricità di Caparezza unita all’impostazione balcanica alla DJ Shantel (Disko Partizani e Disko Boy per intenderci) 


Giorno 3/4


Al termine dell’esibizione arriva il Dj Set di Emil Omar che principalmente serve a tenere caldo il pubblico per la vera bomba di questa edizione, un concerto prima dell’alba. Una nuova area istituita nella villa comunale di Ariano Irpino presenta il progetto Ifriqiyya Électrique capitanato dal pioniere dell’ avant guard François R. Cambuzat, dall’energica bassista Gianna Greco e da Tarek Sultan, Yahia Chouchen e Youssef Ghazala provenienti dal deserto del Sahara. Un devastante concerto che ha straniato il pubblico per le sue influenze: Afro Beat / Tribal / Industrial Metal / Avant Guarde. Il film (girato dagli stessi componenti del gruppo) racconta un’adorcismo, un rituale per placare gli spiriti in un posto o in una persona posseduta. A differenza dell’esorcismo, la relazione con l’entità è estremamente positiva. 




Il concerto/film destabilizza tutti e riempie di energie postitive e mentre il resto delle persone va a dormire, io mi sposto di nuovo al Wolskcamp dove incontro Eico, Stefano Urgo e Thiago Sun che hanno suonato al Folk e che mi invitano a fare due chiacchiere.

Un rapido salto all’Aperiworld presso il Bar Moderno Joso ad ascoltare Acido Pantera, Sarabudja e Dj Karim e poi si ritorna alle tende. Mentre parlo con i ragazzi, vengo invitato a partecipare musicalmente con loro ad uno degli incontri collaterali, i “Racconti di Viaggio” all’ex-sanacore, dove prima viene realizzata un’intervista di un’ora agli Ifriqiyya Èlectrique e poi vengono recitate delle poesie dal gruppo teatrale capitanato da Piergiuseppe Francione.

Dato il maltempo che ha minacciato gli ultimi due giorni del Festival, l’evento viene leggermente posticipato accavallandosi con l’inizio della scaletta sul Main Stage. Arrivo giusto in tempo per ascoltare gli ultimi minuti dei Lalala Napoli (dalla Francia a dispetto del nome) che regalano una chiusura bellissima reinventando la musica partenopea in modo inedito e aggraziato. Subito dopo di loro arrivano Tony Madeira i Los Impresionantes che hanno unito il Folk orchestrale con diversi sottogeneri derivanti dalla Cumbia e dalla World Music in generale, apprezzati soprattutto dalle famiglie dato il suond che ricordava i classici gruppi orchestrali da sagra, il concerto è stato un ottimo pretesto per muoversi a tempo e divertirsi.

Il quarto giorno del Folk continua con i Gentleman’s Dub Club dall’Inghilterra che portano una ventata Dub elegante grazie ad un ottima voce e a suoni campionati mischiati con intelligenza. Dopo alcuni minuti devo di nuovo spostarmi per un fuori programma e ascoltare il concerto dei My Blame & DiFù al Loud Sound Bar caratterizzato tra le tante cose, da Psy Trance e Techno. Dopodiché, dato che non ho dormito per nulla, vado a riposarmi per prepararmi al gran finale.



Giorno 5


L’ultimo giorno del Folk Festival parte alle 2 di pomeriggio con la Bandabardò che sta festeggiando i 25 anni di carriera e anche se con qualche intoppo tecnico in partenza ha saputo portare avanti un concerto grandioso regalando canzoni inedite, cover e medley (da Barbara Streisand a De André) e i grandi successi della banda a cui siamo abituati. Forse la Bandabardò è stata l’unica band del Folk dove le persone cantavano tutti i testi a memoria. Una garanzia, sempre. Utilizzando le parole dette da Erriquez sul palco:

La prima volta che siamo venuti qua era l’anno 2000, non sapevamo cosa aspettarci e abbiamo trovato il mondo su una scalinata (un riferimento ai Tranesi, la vecchia location dell’AFF n.d.t.), un mondo che ci voleva bene.



Subito dopo arriva sul palco la regina indiscussa di questa edizione, Calypso Rose che letteralmente trasforma lo stage in un capodanno estivo senza precedenti con il suo stile Afro/Caraibico. L’energia di Calypso Rose e della sua band è così travolgente da far ballare chiunque, di ogni età o etnia, dai metallari agli amanti della Techno. Al termine dell’esibizione gran parte del pubblico si sposta dietro il palco e continua a gridare il suo nome con la speranza di un Encore. 

Ma l’AFF continua inesorabilmente il suo programma con il Dj Set di Nickodemus Feat. Nappy G (dagli Stati Uniti d’America) che ci regala campionamenti di chitarre giamaicane ad un set live di percussioni Cumbia che continuano a far ballare fino alla fine, senza un attimo di respiro.

Da questo punto in poi il Main Stage chiude e ci si sposta nelle aree collaterali tra aperitivi, bar e campeggio. Mi sposto di nuovo al Wolskcamp dove fino all’alba è possibile ascoltare altri due concerti. Con un po’ di ritardo per via della minaccia di pioggia, cominciano a suonare Jah Farmer & Nah Deal Band che uniscono il Raggae e il Dub alle influenze Folk italiane regalando momenti melodici e coinvolgenti. 

Dopo di loro, ormai dopo le due di notte passate comincia lo spettacolo visuale dei POLINA, altro show caratterizzato da proiezioni visuali e musica elettronica, atteso da un sacco da campeggiatori che con una verve ironica ha mischiato Surf Rock, Elettronica Underground anni ’90 e molto altro. 

Al termine dell’esibizione, ci ritroviamo alla stazione dei Pullman fare quattro chiacchiere di nuovo con Piergiuseppe parlando d’amore, ragazze coi capelli rossi, del Folk e di tutto quello che sono stati questi 5 giorni di follia in attesa di andare finalmente a dormire.

In Conclusione:


L’AFF è un avvenimento annuale che mobilita centinaia di persone (inclusi tanti ragazzi che aiutano a titolo gratuito). Ogni edizione cerca di rimanere fedele alla sua struttura e allo stesso tempo azzarda a delle novità che essendo sconosciute o insolite non sempre vengono recepite in maniera positiva, ma che servono a far capire la vasta eterogeneità che ormai è la struttura ossea di questa manifestazione. Non a caso le persone che sono venute per la prima volta qui anni fa, tornano ogni anno, proprio per il clima che si respira, per il calore delle persone e per la quantità e la qualità musicale. Anche quest’anno l’Ariano Folk Festival ha dimostrato per meno di una settimana, la collocazione precisa dell’ombelico del mondo. 



Potete riascoltare tutti i concerti sul Mix Cloud di Radio Kaos Italy gratuitamente cliccando qui o nel player qui in basso





Report di Andrea Turel Caccese
Foto di Alessandro Morese
Foto Free Palestina di Luca Lombardi

Segui le stories dei live Festival di Turel su Instagram

1123 : An Instagram Story





Warning:
The following experience is an experiment about mind and what’s going on inside it. 

Sometimes it will be confusional, sometimes it will be weird and sometimes… it will be scare.
This journey will be extremely honest and it will touch topics like: 

Friendship, 
Dreams, 
Family, 
Life, 
Fear, 
God. 

and obviously the sum of all these things: 
LOVE.

Please, stand by.



Turel Caccese
presents:


1123




(Click on Listen in Browser to play on your smartphone)

1123

Episode 1
Stars Mosaic Available for 23 hours

EPISODE 1: Play






10-11 August 

on
Turel Caccese's Instagram profile


and the profile of who firstly want to partecipate to this experiment
(You will see them in turelcaccese's profile)

@discodiscodomdom
@cnicontheloose
@alessandro.morese
@_stefanodona_
@giangioff
@paesaggiirpini
@bellastoria_fest
@420_trips
@iammia_7027
@lospaziobianco
@anda_ur
@mangia_binari


ITALIAN
Comunicato stampa:

1123 è un progetto ideato da Andrea Turel Caccese della durata di 23 ore disponibile su Instagram.
Si tratta di un film interattivo con le musiche del piacentino Manuel Bongiorni/ Musica Per Bambini (dell’etichetta Trovarobato), i disegni del pittore beneventano Stefano Donatiello e una foto scattata da Alessandro Morese, durante la notte di San Lorenzo. La foto è stata scattata a Trevico (AV).

Il progetto è stato pubblicato Live durante il Bella Storia Fest a Venticano (organizzazione dall’associale Tilt.AV) e vede la collaborazione di Paesaggi irpini, della pagina tedesca 420_trips e il portale di fumetti Lo Spazio Bianco.

Tutto il mosaico sparirà alle 11:23 dell’ 11 Agosto 2018

1123 presented during:



Bella Storia Fest: Venticano (AV) -> Official Site

Team:

Turel Caccese (Animation, Director, Writer)
MXB (Music)
Stefano Donatiello (Art)
Alessandro Morese (Director of Photography)

featuring special guest:

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Do you want to be a producer ?

or help me to realize the full project?

ture[at]hotmail.it
 or
@turelcaccese on social


L'angolo del Turello - Lista articoli

L'angolo del Turello 

(2011- In Corso)

ovvero:
la storica rubrica di Turel Caccese 
sulla cucina moderna e la cura dell'orto 
(ma senza né orto, né cucina)
Disegno ad opera di Riccardo "Dinky" Stincone


Nel corso degli anni ho scritto per diversi blog di nicchia che mi hanno dato modo di prendere confidenza e esercitarmi sulla scrittura, articoli che poi sono stati la mia palestra per poter arrivare a giornali più grandi e cominciare a ricevere denaro per quello per cui scrivevo.

L'angolo del Turello è stata una rubrica di recensioni, considerazioni e interviste nata del 2011 su Acidi.biz sito dell'amico fumettista Plunk. La rubrica è poi passata su Lokee.it e contava in tutto una sessantina di articoli circa, inclusa una prova a video disponibile sul mio canale Youtube.


Ora arriva la bella notizia: sia Acidi.biz che Lokee.it sono finiti offline e tutto quello che avevo fatto in merito è completamente sparito.

Con la wayback machine, una sorte di macchina del tempo della rete internet è possibile recuperarne una parte ma non tutto.



Questa cosa, oltre ad irritarmi in maniera considerevole, è finita col complicarmi le cose quando provavo a contattare qualche redazione che giustamente mi chiedeva degli articoli d'esempio del mio modo di scrivere e non potevo linkarci un bel niente. Dopo averci pensato un bel po', ho deciso di ricaricare tutti i titoli degli articoli sul mio storico blogspot in modo da riprendere la mano. Gli articoli sono comunque conservati su un vecchio Hard Disk, qualcuno forse lo ricarico, qualcuno no.

2011: Acidi.biz

Durante il periodo per cui pubblicavo Alienation & Reflections su Open Shockdom e su Turelcaccese.com (blog e sito  che indovinate un po', sono offline!), Alessandro "Plunkink (o Plunk)" Alecci, bravo disegnatore e persona che mi è sempre stata simpatica mi propose di collaborare in qualche maniera sul sito ACD Comics che conteneva piccoli spazi per fumettisti emergenti. Dato che non ero in grado di disegnare e l'altro mio fumetto era Disegnatore & Sceneggiatore che conteneva scarabocchi sangue e bestemmie e non era proprio una cosa da mostrare al target di ACD, sito molto colorato e innocuo, decisi di cominciare a scrivere un po' di quello che mi girava per la testa che faceva parte del mondo fumetto, della musica e dei videogiochi.

Questi erano alcuni titoli degli articoli:

- MIRACLE BLADE RUNNER
Mi sono messo a dialogare con un chatbot femmina d'amore e film cult


- CHARLIE CHAPLIN VS MEGA SHARK 3D
Glossario del cinema d'exploitation

- ANATOMIA DI UN MEME
Discorso allargato di questa vignetta, successivamente ripreso in Sceneggiatore & Disegnatore VOL. 2: Come far credere a tutti di essere un fumettista






CHRISTMAS SPECIAL: Lettera a babbo natale scritta sulla carta igienica





Per la cronaca: il rotolo con tutta la lettera è ancora a casa.


Gente che ho intervistato su ACD:


- Federico Maggiore 
La voce dietro Guybrush Threepwood nei video su Youtube
dopo Giuseppe Calvetti e Massimo Antonio Rossi è stato il terzo a donare una voce italiana al personaggio nelle avventure di Tales from Monkey Island 

- Vito Lanci
Cronache di un traduttore amatoriale di avventure grafiche quali Tales from Monkey Island, Sam & Max III e altri titoli Telltale Games

- Simone Sio Albrigi 
Autore del fumetto Diabolisk

- Vasco Vaz Serafini
Autore del fumetto: Lo spazzolino del Mago Zurlì

2013: Lokee.it

Con Plunk abbiamo continuato a realizzare qualche progetto insieme, inclusi un pilot per una serie a fumetti e vari incipit che purtroppo sono rimasti in pausa (Incluso un Thriller in un futuro distopico che avrei volentieri approfondito dal titolo provvisorio"Everybody's gonna be happy"). Successivamente sarebbe divenuto il più longevo disegnatore per Sceneggiatore & Disegnatore che talvolta s'introduceva in Fumetti Disegnati Male dei Fratelli Mattioli / Davide Lario3 La Rosa / Luca Spyro Speroni.

Un giorno mentre cercavo di contattare persone via facebook, incappai in Massimiliano Niobio Palloni che si interessò ad Alienation & Reflections e mi realizzò una bella intervista sul portale Lokee (ovviamente è offline pure quella). Dopo l'intervista rimanemmo in contatto e mi diede modo di conoscere il sito Lokee.it che era stato pensato come una vera e propria piattaforma per gli appasionati del fantastico da un punto di vista di tutte le arti (lettura, cinema, giochi di ruolo, tendenze, fumetti). Mi invitarono a Lucca per scrivere con loro, lì conobbi gli altri ideatori di Lokee: Francesco Domenico Padelletti e Valerio Amadei. Diventammo amici e iniziammo a collaborare insieme. Così iniziai a scrivere per loro realizzando più di una cinquantina di articoli.

Ad oggi posso affermare che è stata una delle realtà giornalistiche più coinvolgenti con cui ho tenuto a che fare e la piattaforma era riuscita ad arrivare ad un sacco di ragazzi appassionati. Ancora oggi, a distanza di anni dalla chiusura del sito, sono in contatto con persone conosciute grazie a quel portale  e sono delle gran belle persone. 


La lista di tutti gli articoli scritti da me su lokee è qui.


Lista titoli:


  • Non si può fare una recensione di Lumina
  • Le citazioni hanno rotto le palle [Cit.] Rece-intervista a Pierz
  • Fare social (bene) senza conoscere il social marketing
  • Circondato dalle Tenebre – Un altro film di Vampiri
  • Film a cui dare fuoco: Denti
  • Le pubblicità scabrose nei Diabolik degli anni Settanta
  • 10 film Splatter Comedy da vedere con il vostro partner
  • Serie TV a cui dare fuoco: American Horror Story – CovenManFont – Il futuro delle case editrici è nei collettivi
  • Questo fumetto è la fine del mondo! – Abusivi
  • Webcomics: Lo #ShareToFame ci ha insegnato che la tua Fan Page fa schifo
  • Spaced: la comedy più geniale (e sconosciuta) degli anni Novanta
  • Serie TV a cui dare fuoco: Da Vinci’s Demons
  • La Troma è la più grande casa cinematografica indipendente di sempre
  • Fumetti Disegnati Male: Il fenomeno Sborropippo
  • Self Area Lucca 2014 – Il lungo cammino dell’autoproduzione
  • Giacobbo: da detective del mistero a romanziere
  • Undead Hunters – Intervista a Vaz e Oscar Celestini
  • I migliori colpi di scena nei videogiochi
  • The Simpson Guy – Nostalgia di quello che fu
  • Utopia – Perché ho visto tutta la serie in 48 ore
  • 24 Curiosità distorte sulla saga di Evil Dead (La Casa)
  • Giochi Indie per passare l’estate davanti lo schermo
  • Lise & Talami – Un’intervista
  • Godzilla – Recensione in Anteprima
  • Paco Lanciano e il fagiano crononauta – Recensione personale
  • 17 Curiosità distorte su Ritorno al futuro – Redux! (Leggi da Blogspot)
  • Tie-In – Si possono ricreare le emozioni?
  • Evoluzione dei Trailer da Walt Disney a Dead Island
  • Diciassette Curiosità distorte sul Signore degli Anelli
  • Spam per amore – Ancora Una
  • L’episodio pilota – I Migliori, i peggiori e i WTF?!
  • MANIFESTO DI UN SECOLO SERIALE
  • Tutti possono fare fumetti – Recensione e intervista a Gud
  • Spin-Off che hanno segnato un’era
  • FEZ – Una questione di punti di vista
  • Lyrics Video – L’amore al tempo di Youtube (scritto in collaborazione con Khaaan)
  • 18 Curiosità Distorte su Guerre Stellari
  • Web-Series italiane – Un faro nel buio
  • Pulp, una definizione errata – Glossario del cinema 1
  • 15 curiosità distorte su Titanic
  • Webcomics: il futuro è seriale 



Gente che ho intervistato su Lokee 

per la rubrica Spam per amore (ideata da Niobio):


- MatthewCatCap:
Animatore che ha fatto una parodia all'autore di Diabolisk e che ora lavorano assieme

- Daniele Gud Bonomo:
Docente della scuola internazionale di Comics a Roma

- i Peeshow : Quando l'autoproduzione arriva all'editore
  • Batawp (Giulio Rincione), 
  • Prenzy (Francesco Chiappara)
  • Luciop (Lucio Passalacqua)

- Luca Speroni
Il fenomeno Sborropippo

- Oscar Celestini
Disegnatore di Undead: Hunters

- Lise & Talami
Fumettisti per la Beccogiallo (Saluti & Bici, Quasi quasi mi sbattezzo)

- Eros Bosi
Il regista di un film di vampiri che mi ha scritto per giorni con la speranza di una recensione. E tanta è stata la tenacia di questo ragazzo nell'insistere che io ce l'ho pure fatta.


2016: Youtube

Ad un certo punto provai a trascrivere un mio articolo e trasformarlo in un video per vedere che impatto avrebbe avuto una video recensione realizzata da me. Così ho ideato un Podcast e i video. Ma non ci fu nessun interesse e la cosa morì lì. L'anno successivo provai insieme con MatthewCatCap a realizzare un pilot televisivo. Qualcosa successe dopo quell'avvenimento.

- Video: L'angolo del Turello - Recensione di SOFT PORN (fumetto)

- Video: Evolution of Devolution - Trailer - Episodio pilota (Eng/Ita)
l'episodio è stato animato da MatthewCatCap








2018: Un po' dove capita

Lista con link sul mio Portfolio

- VICE Motherboard
- Intertwine
- Non Aprite questo Blog
- Lo Spazio Bianco
- Geek Area
- Insidemusic.it

Gente che ho intervistato per questi portali:

  • Hugleikur Dagsson (Fumetissta islandese, intervista disponibile anche in inglese)
  • Bryan Hill (Sceneggiatore di Ash Vs Evil Dead, Starz)
  • Giangioff (Gianluca Giovannini, Fumettista esordiente)
  • Lise & Talami (L'altra intervista era sparita quindi dovevo rifarla)
  • Kevin Apple//Green (Compositore del videogioco su 4chan e Vivian James concepito durante lo scandalo #GamerGate)
  • The André (Anonimo musicista esordiente che unisce TRAP e PFM)
  • Motel Forlanini / Myss Keta (Collettivo artistico dell'anonima artista Myss Keta,  sotto l'etichetta "La Tempesta")
  • The Jackal (Ciro Priello, Ruzzo Simone, Fabio Balsamo, Gianluca Fru)