Lo Sponz Fest 2018 è la prova che un futuro antico è possibile




Il mio primo approccio con lo Sponz Fest (Alta Irpinia) è avvenuto solo un anno fa: ero venuto di passaggio con mia nonna che è una gran fan della tarantella a batticulo, una danza di gruppo folkloristica che consiste nel colpirsi ai fianchi a ritmo di taranta stoppata. Era venuta a sapere di questa festa e aveva deciso di partecipare. Non avendo nessuna dote di ballo, decisi di allontanarmi dal ballodromo (la zona dedicata ai balli) e farmi un giro all’interno dei vicoli del paese scoprendo diversi musicisti (incluse mie vecchie conoscenze) suonare per la strada senza amplificazioni elettriche. Rimasi alquanto incuriosito da quello che poteva essere il Festival, così ad un anno di distanza, ho deciso di partecipare a quante più giornate possibili (5 su 7) e scoprire cosa è davvero questo festival. Ho visto così:


  • un concerto di musica ancestrale suonata con strumenti sconosciuti; 
  • una tribù sudamericana di Mapuche spiegare i riti curativi della sua terra; 
  • uno spettacolo visuale d’avant-garde elettronico-metal-orchestrale; 
  • un sottobosco riecheggiare le più belle colonne sonore di sempre;
  • la trasmutazione dell’uomo in bestia legnosa al ritmo di Tom Waits e taranta;
  • un duello di tamburelli all’alba

E mi dispiace essermi perso tanta altra roba successo dal 21 al 26 Agosto 2018 a Calitri e paesi limitrofi (Cairano, Lacedonia, Morra De Sanctis, S. Angelo dei Lombardi, Villamaina)


Quello che colpisce dello Sponz Fest è l’estrosa eterogeneità che lega diverse culture del mondo attraverso le affinità. Per una settimana i comuni dell’Alta Irpinia si trasformano nel Thesaurus dell’arte.

L’edizione dello Sponz Fest 2018 ha portato il nome di “Salvagg’ - Salvataggi della mansuetudine”. Questo gioco di parole (Salvagg’ è anche Selvaggio, primordiale in dialetto calitrano) è la chiave di lettura di quello che è stato a tutti gli effetti un parco a tema naturale e spontaneo, animato dagli artisti giunti da ogni angolo del mondo. 

È difficile elencare tutti gli artisti presenti, 
I nomi dei musicisti principali in realtà sono solo un ingenuo e involontario specchietto per le allodole al fine di mostrare la profondità della Cùpa e il suo ombroso e polveroso interno: 

A Hack and a Hacksaw, 
Angelo Branduardi, 
Giovannangelo de Gennaro, 
Mikey Kenney, 
Theo Teardo, 
Massimo Zamboni & Fatur,  
Antonio della Ragione, 
Alfio Antico, 
Giuseppe Milici, 
Nicola Giammarinaro, 
Peppe Leone, 
VURRO,  
e, ovviamente, Vinicio Capossela.

Leggendo il programma del festival la prima volta, si finisce con il perdersi tra la quantità abnorme di eventi e incontri presenti nella manifestazione, per di più le instabilità metereologiche più di una volta hanno costretto l’organizzazione a cambi di location e d’orari. Eppure, in un festival in cui l’antico e la tradizione rivestono gli anfratti dei borghi e delle strade ribadendo la futilità della tecnologia digitale, è stato indispensabile per i visitatori l’utilizzo della SPONZAPP, l’applicazione ufficiale per Smartphone progettata da “Sponziamoci” che grazie alle notifiche Push ha fornito in tempo reale le informazioni aggiornate su ogni variazione del programma cartaceo, rivelando anche secret location per Dj Set ad opera di Angelo Martin Maffucci e sorprese come un secret show con Tonino Carotone, non presenti sul programma ufficiale.


L’esperienza Sponz Fest va oltre quella di un festival ordinario. Non si tratta semplicemente di una serie di incontri e concerti. Per una settimana circa si diventa ospiti di un piccolo paese calorosissimo che si mette a tua disposizione. Proprio per questo motivo ho parlato con i calitrani e le piccole attività commerciali per capire come è cambiato il paese da quando, sei anni fa, è cominciata questa manifestazione. Al di fuori delle critiche (costruttive o meno), una risposta è stata unanime:

“Da quando c’è lo Sponz Fest, si lavora.”

Provenendo io stesso da un piccolo paese dell’irpinia, dove la quasi totalità dei giovani si è allontanata dal proprio paese per la mancanza di lavoro, ascoltando questa risposta mi sono reso conto di quanto questo Festival sia importante per chi non può allontanarsi e per chi non vuole allontanarsi, una vera e propria rivalsa per chi ha deciso di rimanere legato alla sua terra.

E chiunque decida di rimanere non solo per la musica, può partecipare e arricchirsi con seminari, corsi e dibattiti. Un’iniziativa interessante dei giorni del Festival è proprio la libera università per ripetenti, i corsi di controaddomesticamento, per rimanere Salvagg’ e liberi. Quest’anno ci sono stati dibattiti interessantissimi come un riassunto della situazione della Palestina a cura di Francesca Albanese, la proiezione cinematografica di un documentario sulla situazione dei trivellamenti in basilicata  a cura di Andrea Marinelli e Lorenzo Pellegrini, con uno splendido intervento di Roberto Buglione - De Filippis. E poi ancora l’intervento di Vito Teti e l’associazione “Voglio restare in irpinia” con le Memorie della Restanza e l’elogio del dubbio della complessità con Piero Martin, divulgatore scientifico di quelli bravi che vengono ospitati ai TEDxTalks (che se non sapete cos’è è tipo la miglior serie documentaristica sulle scienze e la cultura, disponibile gratis su Youtube)


Piero Martin non è il solo ad aver partecipato ad un Ted, scopro infatti anche Giovannagelo de Gennaro che accompagna Vinicio Capossela suonando insieme con lui l’organistrum, uno strumento a corde d’origine gotica utilizzato per l’esecuzione di brani sacri. Ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giovannangelo dopo averlo sentito nel concerto con Angelo Branduardi e l’ensemble di musica antica all’arena cupa, anche se non mi sono cimentato in un’intervista dato l’imbarazzo nel non conoscere i bellissimi e antichissimi strumenti con cui Giovannangelo ricrea melodie ancestrali e meravigliose.



L’incontro tra i vicoli con gli artisti è meglio di qualsiasi conferenza stampa: si parla d’arte e di musica, accompagnati da del buon vino e da buona compagnia, mettendo sullo stesso piano musicisti e pubblico, senza mai smettere di suonare. In The Grotto è proprio l’area dello Sponz Fest dedicata al dialogo con la tradizione, una stretto vicolo che porta a perdersi e ritrovarsi. Diversi musicisti per giorni si sono alternati tra gli stretti borghi dello Sponz Fest e il 24 Agosto sono stati
protagonisti della Selvaggina, una rassegna di musicisti emergenti presentata da Virginio Tenore (Ingegnere responsabile insieme al fratello l'architetto Enzo Tenore delle splendide location del festival nonché Percussionista di un gruppo stupendo chiamato Makarardìa) dove si sono esibiti:

Luigi Caponi, la mente dietro Irpinia Paranoica, in un reading musicale basato sul suo libro “Allegri che tra poco si muore”, romanzo sulla precarietà giovanile dei giovani e sull’allontanamento da ogni forma d’adesione alla comunità autoctona.
Marisa Barile e i Barabba Blues in uno spettacolo che unisce teatro e malinconia
i Friestk, gruppo formatosi da poche settimane, con influenze country folk riarrangiate in una chiave ritmica inedita e coinvolgente, che promette grandi cose per il futuro.
Mr. Milk, Soul man acustico dalla voce angelica e tatuatore/illustratore, un’ animo nobile nel corpo di un vichingo metallico. 
Davide Pescietelli che ci ha ricordato con la sua esibizione Bob Dylan e De Andrè in una chiave acustica leggera e armoniosa. 


La musica sicuramente il perno di ogni festival ma a sorprendere allo Sponz sono state le musiche provenienti da colonne sonore: ben due concerti hanno visto ospiti compositori ed esecutori eccezionali. Il 23 Agosto si è infatti esibito Teho Teardo, compositore di colonne sonore per film come Il Divo di Paolo Sorrentino e Diaz di Daniele Vicari, che ha dato voce sul palco alle fotografie realizzate dal fotografo francese Charles Fréger (tratte dal libro Wilder Mann)



Il giorno successivo invece l’esibizione  di Alfio Antico, Giuseppe Milici, Francesco Buzzurro e Nicola Giammarinaro nella location più profonda dello Sponz Fest (Il sentiero della cupa, un lungo e inaccessibile percorso che rivelava un sottobosco protetto da una gigantesca creatura fantastica, metà bestia e metà albero) ha regalato un meraviglioso medley acustico delle colonne sonore di una vita intera. Il concerto era così inaccessibile che non era possibile arrivare a vedere chi stava suonando così mi sono semplicemente seduto a terra guardando gli alberi senza sapere i volti delle persone che ci stavano regalando forse il miglior concerto mai sentito (e allo stesso tempo mai visto). 





L’ultima colonna sonora per il 25 Agosto è ad opera di Antonio della Ragione, durante l’esibizione teatrale di Mimmo Borrelli e Marianna Fontana che hanno dato vita ad uno dei racconti della cupa, il gigantesco e ambizioso concept di Vinicio Capossela che nasconde dietro la sua musica quello che solo all’interno dello Sponz festival era possibile vedere: un’antologia del folklore irpino raccontata dai suoi abitanti come lo zio Armando, seduto ad un tavolo dell’osteria a cielo aperto dell’Arena cupa, a cantare l’amore e a ricordare la vita e il perché va vissuta. 




In Conclusione:


Lo Sponz Fest è tante cose da quello che ho potuto capire, tante cose che avvengono in pochi giorni l’anno. E parlarne in un semplice articolo è riduttivo, incompleto. Così ho deciso di tornare sull’argomento con le interviste che ho raccolto in questi giorni e su cui lavorerò nelle prossime settimane. Quello che sicuramente mi viene da dire è quanto questa manifestazione è un anacronismo nella tradizione, un modo di fermare il tempo quando si pensa di non averne più a disposizione. E l’opera d’allestimento di Calitri e dei paesi dell’alta irpinia è qualcosa che nessun altro Festival ha saputo valorizzare con lo stesso sbalorditivo impatto: un percorso spirituale che parte nell’ombra delle proprie origini e che sfocia in un accecante bagliore di speranza di un futuro antico.





Potete guardare il mio live report da Instagram cliccando qui.
I video sono stati realizzati da Federico Falcioni, Daniele Cambria, Lorenzo Fodarella.

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