Sono rimasto sveglio 3 giorni per raccontare TUTTO l’Ariano Folk Festival 2018

agosto 21, 2018 Andrea Turel Caccese 0 Comments






Full Report dei 5 giorni all’ AFF, Aariano Folk Festival, dal 15 al 19 Agosto 2018 ad Ariano Irpino (AV)

" Ho visto nascere l’Ariano Folk Festival e lui ha visto rinascere me. Sono orgoglioso di esserci stato. "

Con queste parole, Piergiuseppe Francione,  davanti alla stazione dei Pullman di Ariano, racconta a me ed un paio di amici cosa è per lui l’Ariano Folk Festival mentre si parla di pace, amore, bombe atomiche e Banco del Mutuo Soccorso e ci si prepara per tornare finalmente a casa dopo un full immersion di 5 giorni in uno dei Festival più importanti del Sud Italia.  


Giunto alla sua XXIII edizione, il Festival di World Music di Ariano Irpino ha continuato a portare ventate di novità tra line-up ed eventi, arrivando addirittura ad organizzare una proiezione cinematografica/concerto Avant-garde / Industrial Metal/ Afro Beat alle 4:00 di mattina in una villa comunale al centro della città che ha straniato il pubblico e dato un fortissimo messaggio sociale e culturale. 

L’Ariano Folk Festival ha sempre abbracciato le tematiche sociali affrontandole con dibattiti nelle aree collaterali o con messaggi diretti sul palco. 

Infatti, parlando con Thiago Sun, artista al Folk anche per le passate edizioni ma organizzatore d’eventi tra Italia e Belgio, scopro come la causa sociale sia alla base per ricevere lo statuto d’artista in Belgio e rendere dignitosa la vita dei musicisti:




In paesi come la Francia e il Belgio stanno avanti anni luce ma sono in regresso.In Belgio c’è lo statuto d’artista in cui fai un audizione davanti ad una giuria, dimostri alla giuria di essere un musicista professionista e a quel punto quella giuria ti concede lo statuto d’artista e cioè uno stipendio fisso dallo Stato in quanto l’artista è un bene per la comunità e quindi deve essere rispettato.E dal momento in cui il musicista smette di suonare live per lavorare ad un album in studio che magari impiega 6 mesi per essere realizzato, con lo statuto si riceve per 6 mesi uno stipendio permettendo di produrre quell’album. Sempre fatto dentro la rete degli artisti che fanno arte con un’etica (non estetica) e cioè non l’arte fine a sé stessa ma applicata ad una qualche causa sociale condivisa di cambiamento. 

Il Folk Festival da tanti anni non è solo l’esperienza del Main Stage. Ci sono ben 10 aree collaterali che trasformano l’intera città in un museo a cielo aperto di cultura e arte. Cinema, poesia, sperimentazione, gastronomia, camping, mostre fotografiche sono solo alcune delle estensioni dell’ AFF, estensioni che continueranno ad evolvere in anno in anno. 

Ho passato gran parte del tempo a dialogare con i campeggiatori nel Wolkscamp, mentre i vinili roots/Dub/raggae selezionati dai Pubala e da President Romeo hanno suonato ininterrottamente per tutti e 5 i giorni del Festival.  Girando tra vecchi e nuovi amici ho raccolto un po’ di pareri:



Quest’anno la scelta dei gruppi è stata una scelta più popolare che va più in contro alle persone. I Dubioza Kolektiv mi sono piaciuti un sacco. 
(Gaia)


Essendo 8 anni che vengo qui, mi manca tantissimo una cosa che si faceva i primi anni. Credo si chiamassero Folk Tour ma non ricordo, c’era un appuntamento in piazza e si andava a fare degustazioni dei prodotti tipici nelle zone vicine. 
(Francesco)


Sono cambiate le cose negli ultimi cinque anni ma rimango ancora sorpreso nell’ascoltare i gruppi del palco principale, mi sono piaciuti un sacco i 47 Soul per la loro pacatezza e il loro mood.
(Vittorio e Maria)

La Bandabardò l’ho ascoltata forse 10 volte ma è sempre una figata riascoltarli.
(Mariangela)


Calypso è stata davvero grandiosa, chi se lo aspettava vedendo quella “signora”!
(G.)



Ovviamente non era possibile assistere fisicamente a tutti i concerti, ma per quel che ho potuto vedere, la qualità, l’energia e il coinvolgimento sono stati i punti cardine di un altra riuscitissima edizione della manifestazione.

Giorno 1


Nel primo giorno del Folk Festival si sono esibiti i Mauskovic Dance Band con ritmi cumbia, Afro e caraibici, con qualche intrusione di Space Disco. Percussioni e ritmi positivi hanno caratterizzato la performance e anticipato l’arrivo di DJ Grissino che ha partecipato al Festival anche nelle aree collaterali dei giorni seguenti.

Giorno 2


La giornata di giovedì comincia con un cambio di programma: a causa di un disguido logistico i Sanseverino & Lionel Suarez Band non possono essere presenti sul palco e a cominciare 
sono gli Altin Gün da Olanda e Turchia che uniscono il Rock Progressive con sfumature elettroniche, Gipsy e balcaniche. Il risultato che ne consegue è un viaggio esoterico e sensoriale elegante che trasporta il pubblico in un oasi fiabesca.



Il gruppo successivo invece cambia completamente le carte in tavola. Utilizzando le parole di Giuseppe di Radio Kaos Italy (radio che ha provveduto a registrare tutti i singoli live mettendoli a disposizione gratuita): 

"... I Dubioza Kolektiv sono un pugno nello stomaco. "


Mai parole più concise e azzeccate. Già ospitati 4 anni fa all’ AFF, Il gruppo Bosniaco infatti, fa partire il concerto con un messaggio vocale, registrato con una voce sintetica femminile sgrammaticata:

Buonasera Signore e Signori, stasera per voi Dubioza Kolektiv svolgerà un concerto rock.
Si prega di comportarsi in conformità con gli standard europei. Dovrete saltare, ballare, annuire con la testa a ritmo, battere le mani e dire - - oh, oh, hey, hey, cazzo, - - . […] Fumare Marijuana durante questo concerto è altamente raccomandato. In caso di cancellazione del concerto sarà difficile ottenere i soldi indietro. […]

I Dubioza Kolectiv portano sul palco un caleidoscopio di generi: Dubstep, Raggae, Ska, Punk, Folk, Chiptune e molto altro, facendo scatenare la folla in maniera incontrollata.

Dopo i Dubioza vado a riposare dato che a partire dal terzo giorno, rimarrò sveglio per più di 48 ore.

Giorno 3


La Line-Up principale continua il giorno dopo con i 47 Soul dalla palestina che portano non solo ritmi arabeggianti con intrusioni elettroniche ma anche un forte messaggio sociale, sostenuto con bandiere e striscioni anche dal pubblico presente, ricordando quanto la musica sia solo un linguaggio universale per trasmettere non solo emozioni ma veri e propri concetti.



Subito dopo si parte con un altro messaggio, questa volta in chiave ironica ma non meno importante. I Soviet Supreme dalla Francia portano con sé quello che negli anni è diventato il comunismo: un brand. Magliette con loghi della Nike unite a falce e martello, testi su Putin e un continuo rimando agli ideali Marxisti. Il duo Hip-Hop ricorda nei suoni molto la poliedricità di Caparezza unita all’impostazione balcanica alla DJ Shantel (Disko Partizani e Disko Boy per intenderci) 


Giorno 3/4


Al termine dell’esibizione arriva il Dj Set di Emil Omar che principalmente serve a tenere caldo il pubblico per la vera bomba di questa edizione, un concerto prima dell’alba. Una nuova area istituita nella villa comunale di Ariano Irpino presenta il progetto Ifriqiyya Électrique capitanato dal pioniere dell’ avant guard François R. Cambuzat, dall’energica bassista Gianna Greco e da Tarek Sultan, Yahia Chouchen e Youssef Ghazala provenienti dal deserto del Sahara. Un devastante concerto che ha straniato il pubblico per le sue influenze: Afro Beat / Tribal / Industrial Metal / Avant Guarde. Il film (girato dagli stessi componenti del gruppo) racconta un’adorcismo, un rituale per placare gli spiriti in un posto o in una persona posseduta. A differenza dell’esorcismo, la relazione con l’entità è estremamente positiva. 




Il concerto/film destabilizza tutti e riempie di energie postitive e mentre il resto delle persone va a dormire, io mi sposto di nuovo al Wolskcamp dove incontro Eico, Stefano Urgo e Thiago Sun che hanno suonato al Folk e che mi invitano a fare due chiacchiere.

Un rapido salto all’Aperiworld presso il Bar Moderno Joso ad ascoltare Acido Pantera, Sarabudja e Dj Karim e poi si ritorna alle tende. Mentre parlo con i ragazzi, vengo invitato a partecipare musicalmente con loro ad uno degli incontri collaterali, i “Racconti di Viaggio” all’ex-sanacore, dove prima viene realizzata un’intervista di un’ora agli Ifriqiyya Èlectrique e poi vengono recitate delle poesie dal gruppo teatrale capitanato da Piergiuseppe Francione.

Dato il maltempo che ha minacciato gli ultimi due giorni del Festival, l’evento viene leggermente posticipato accavallandosi con l’inizio della scaletta sul Main Stage. Arrivo giusto in tempo per ascoltare gli ultimi minuti dei Lalala Napoli (dalla Francia a dispetto del nome) che regalano una chiusura bellissima reinventando la musica partenopea in modo inedito e aggraziato. Subito dopo di loro arrivano Tony Madeira i Los Impresionantes che hanno unito il Folk orchestrale con diversi sottogeneri derivanti dalla Cumbia e dalla World Music in generale, apprezzati soprattutto dalle famiglie dato il suond che ricordava i classici gruppi orchestrali da sagra, il concerto è stato un ottimo pretesto per muoversi a tempo e divertirsi.

Il quarto giorno del Folk continua con i Gentleman’s Dub Club dall’Inghilterra che portano una ventata Dub elegante grazie ad un ottima voce e a suoni campionati mischiati con intelligenza. Dopo alcuni minuti devo di nuovo spostarmi per un fuori programma e ascoltare il concerto dei My Blame & DiFù al Loud Sound Bar caratterizzato tra le tante cose, da Psy Trance e Techno. Dopodiché, dato che non ho dormito per nulla, vado a riposarmi per prepararmi al gran finale.



Giorno 5


L’ultimo giorno del Folk Festival parte alle 2 di pomeriggio con la Bandabardò che sta festeggiando i 25 anni di carriera e anche se con qualche intoppo tecnico in partenza ha saputo portare avanti un concerto grandioso regalando canzoni inedite, cover e medley (da Barbara Streisand a De André) e i grandi successi della banda a cui siamo abituati. Forse la Bandabardò è stata l’unica band del Folk dove le persone cantavano tutti i testi a memoria. Una garanzia, sempre. Utilizzando le parole dette da Erriquez sul palco:

La prima volta che siamo venuti qua era l’anno 2000, non sapevamo cosa aspettarci e abbiamo trovato il mondo su una scalinata (un riferimento ai Tranesi, la vecchia location dell’AFF n.d.t.), un mondo che ci voleva bene.



Subito dopo arriva sul palco la regina indiscussa di questa edizione, Calypso Rose che letteralmente trasforma lo stage in un capodanno estivo senza precedenti con il suo stile Afro/Caraibico. L’energia di Calypso Rose e della sua band è così travolgente da far ballare chiunque, di ogni età o etnia, dai metallari agli amanti della Techno. Al termine dell’esibizione gran parte del pubblico si sposta dietro il palco e continua a gridare il suo nome con la speranza di un Encore. 

Ma l’AFF continua inesorabilmente il suo programma con il Dj Set di Nickodemus Feat. Nappy G (dagli Stati Uniti d’America) che ci regala campionamenti di chitarre giamaicane ad un set live di percussioni Cumbia che continuano a far ballare fino alla fine, senza un attimo di respiro.

Da questo punto in poi il Main Stage chiude e ci si sposta nelle aree collaterali tra aperitivi, bar e campeggio. Mi sposto di nuovo al Wolskcamp dove fino all’alba è possibile ascoltare altri due concerti. Con un po’ di ritardo per via della minaccia di pioggia, cominciano a suonare Jah Farmer & Nah Deal Band che uniscono il Raggae e il Dub alle influenze Folk italiane regalando momenti melodici e coinvolgenti. 

Dopo di loro, ormai dopo le due di notte passate comincia lo spettacolo visuale dei POLINA, altro show caratterizzato da proiezioni visuali e musica elettronica, atteso da un sacco da campeggiatori che con una verve ironica ha mischiato Surf Rock, Elettronica Underground anni ’90 e molto altro. 

Al termine dell’esibizione, ci ritroviamo alla stazione dei Pullman fare quattro chiacchiere di nuovo con Piergiuseppe parlando d’amore, ragazze coi capelli rossi, del Folk e di tutto quello che sono stati questi 5 giorni di follia in attesa di andare finalmente a dormire.

In Conclusione:


L’AFF è un avvenimento annuale che mobilita centinaia di persone (inclusi tanti ragazzi che aiutano a titolo gratuito). Ogni edizione cerca di rimanere fedele alla sua struttura e allo stesso tempo azzarda a delle novità che essendo sconosciute o insolite non sempre vengono recepite in maniera positiva, ma che servono a far capire la vasta eterogeneità che ormai è la struttura ossea di questa manifestazione. Non a caso le persone che sono venute per la prima volta qui anni fa, tornano ogni anno, proprio per il clima che si respira, per il calore delle persone e per la quantità e la qualità musicale. Anche quest’anno l’Ariano Folk Festival ha dimostrato per meno di una settimana, la collocazione precisa dell’ombelico del mondo. 



Potete riascoltare tutti i concerti sul Mix Cloud di Radio Kaos Italy gratuitamente cliccando qui o nel player qui in basso





Report di Andrea Turel Caccese
Foto di Alessandro Morese
Foto Free Palestina di Luca Lombardi

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